La Tona sulla morte di Tony Cucchiara: “Vergogna, per anni l’hanno massacrato dicendo che portasse sfortuna”

Tony Cucchiara

“Oggi tutti a piangere, ma per anni Tony Cucchiara è stato massacrato con la più ignobile delle maldicenze. Un’autentica vergogna, purtroppo non la prima nel mondo dello spettacolo”.
Michele La Tona, è una delle memorie storiche del teatro siciliano e come tale non consente che la cronaca offuschi la storia. Per le ultime generazioni il suo nome è legato all’utopia delle albe di Segesta, gli spettacoli che salutavano il sorgere del sole nel magnifico scenario del teatro greco. Chi ha qualche anno in più lega la sua attività all’esperienza al Biondo di Palermo accanto a Pietro Carriglio con il quale condivise la creazione del Teatro Stabile. E proprio in quegli anni Cucchiara era garanzia di tutto esaurito, a Palermo come a Catania.

“Fu un precursore – sottolinea La Tona – uno che negli anni ’70, in un periodo di grande ripensamento del teatro in Italia, produceva musical di grande impatto sociale. Cucchiara, di fatto, creò un genere, i suoi spettacoli non erano importati da Broadway, c’era scrittura, perizia scenica, la musica che rappresentava il marchio di fabbrica. Pipino il Breve ha segnato la storia del teatro siciliano, per anni è stato sui palcoscenici più importanti, memorabile l’allestimento tanto quanto l’interpretazione di Tuccio Musumeci. Il successo, per uno che veniva dalla musica d’autore e peraltro aveva conosciuto anche Sanremo e la hit parade – non fu casuale. Pipino fu l’opera più celebre, ma potrei citare anche Caino e Abele o Storie di periferia a testimonianza che il teatro era la sua vera casa”.

Poi, come accadde a Mia Martini, i pettegolezzi ne hanno distrutto la carriera artistica.
“Io non avevo una conoscenza diretta, molti episodi li ho saputi dai Dioscuri, il gruppo di musicisti che lo ha accompagnato nelle tappe più significative della sua carriera. Dopo il periodo di maggiori riconoscimenti di pubblico e di critica scattò la macchina del fango. Non poté più esibirsi, dicevano portasse sfortuna. Piano piano lasciò il palcoscenico, l’unico che gli diede una mano fu Michele Guardì che lo volle al suo fianco nella squadra di autori che preparavano le trasmissioni televisive. Oggi fa rabbia pensare a ciò che Cucchiara avrebbe ancora potuto dare al teatro siciliano. Chi è stato complice del suo massacro, dentro e fuori dal mondo dello spettacolo, dovrebbe avere, almeno oggi, il buon gusto di tacere”.