La Palermo medievale cantata da Salvo Piparo

Salvo Piparo
Salvo Piparo in piazza Magione 2018 – foto di Giusi Perna

Lo spettacolo dell’artista palermitano sugli antichi mestieri ha anticipato il primo maggio d’Italia: ricordandoci che siamo in una Repubblica basata su de-meritocrazia ed emigrazione

Piazza Magione a Palermo, la sera del 29 aprile 2018, accoglie un buon numero di persone per concerti e spettacoli. Potrebbero essere molte di più, ma un’ordinanza dal sapore medievale crea il caos su come arrivare in piazza per chi non è a distanza pedonabile.

Già. Perché Palermo, che lo si sappia o meno, è in qualche modo medievale. E non è una constatazione pessimista, anzi.
Palermo, negli ultimi 30 anni ha avuto uno sviluppo culturale semplicemente spettacolare, riuscendo a fare un salto epocale: dall’età della pietra dove era sprofondata con i Liggio, i Ciancimino e i Riina, si è passati al medioevo. Il che, è un risultato encomiabile, frutto di varie sindacature certamente migliori delle precedenti, e quasi tutte guidate da Leoluca Orlando.
Questo salto in avanti epocale, che ha permesso di superare decine, centinaia di millenni in soli trent’anni, a ben vedere è anche frutto di tante altre cose. Ad esempio, è l’effetto indiretto dell’essere agganciati, sia pure come ultima ruota del carro, alla tanto vituperata Europa.
È l’effetto di una crescita sociale e culturale dove, se l’amministrazione ci ha messo un pizzico del suo, il ruolo dei cittadini palermitani è stato determinante: magari dovendo persino emigrare prima di, eventualmente, tornare.
Il medioevo ha i suoi cantastorie, i suoi giullari, i suoi menestrelli. Artisti che possono dire la verità, perché persino nel medioevo è concesso di dire la verità a chi è cantastorie. Un cantastorie di Palermo, forse il cantastorie palermitano per antonomasia nella medievale Palermo di oggi è Salvo Piparo. Un paio di giorni fa è andato in scena alla Magione, con Lo Scordabolario – Capitolo Antichi Mestieri.
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