Trapani, “realtà dei cronisti un po’ particolare”. Assostampa stigmatizza considerazioni di Rino Giacalone

Assostampa Trapani, sezione territoriale del sindacato dei giornalisti, è intervenuta a firma del segretario Giovanni Ingoglia contro alcune considerazioni contenute nell’intervista rilasciata all’Ansa da Rino Giacalone, giornalista da anni lodevolmente impegnato in inchieste contro la mafia.
L’intervista, dopo aver fatto constatare che nonostante Giacalone fosse così esposto nei confronti di cosche e mafiosi non avesse alcuna scorta per la sua incolumità, gli attribuisce una frase di rammarico su una certa situazione di isolamento professionale. “Sia l’Assostampa che l’Ordine mi sono stati vicini “, riporta l’intervista “Quel che mi è sempre mancato, in realtà, è la solidarietà dei colleghi trapanesi. Qui la realtà dei cronisti è un po’ particolare: io sono l’unico che va in procura e mantiene rapporti coi pm. Perché in genere si parla solo con i difensori degli imputati”.
Un passaggio delicato, che potrebbe essere frainteso addirittura come violazione del segreto istruttorio da parte degli inquirenti, mentre è chiaro il riferimento vada letto nel senso dei corretti rapporti che un giornalista deve intrattenere con le Procure.
La nota di Assostampa stigmatizza come le considerazioni riportate nell’intervista siano “inaccettabili per quanti, in provincia di Trapani, esercitano questo mestiere”.
“Giacalone lamenta come gli sia ‘sempre mancata la solidarietà dei colleghi trapanesi’. Affermazione pienamente contestabile dal momento che averlo assistito legalmente ed economicamente nei suoi procedimenti penali è stato un atto di solidarietà, piena e concreta, dei giornalisti iscritti alla sezione provinciale dell’Associazione Siciliana della Stampa – sottolinea Giovanni Ingoglia -. Giacalone rincara la dose quando sostiene che ‘sono l’unico che va in procura e mantiene rapporti coi Pm. Perché in genere si parla solo con i difensori degli imputati’. Non è assolutamente così. Dando per scontato che i pm e i difensori degli imputati lavorano con la stessa dignità nell’interesse della verità e della giustizia e che ogni imputato è innocente sino ad una sentenza definitiva, mi pare ovvio che questo mestiere non si può fare soltanto con le veline che escono dalla Procura o su gli input dei magistrati, né tanto meno sui pareri dei difensori degli imputati”. “Serve una ponderata misura che dia una informazione non di parte ma chiara ed inequivocabile”, conclude Ingoglia, “altrimenti il giornalista diventa portavoce dell’una o dell’altra parte con il solo risultato di glorificare se stesso”.

Dario Fidora

Direttore editoriale