Primo maggio: mafioso chi non crea lavoro in Sicilia

E allora, oggi con chi festeggiamo? Con i lavoratori dei centri commerciali, aperti anche il primo maggio regolarmente dalle 9 alle 21 (e per precisione, l’area ristoro resterà attiva sino alle 23…), oppure ci facciamo una bella grigliata, che non si sbaglia mai, con quel 41% di giovani siciliani tra 18 e 24 anni che non trova occupazione neanche col botto?

Facciamocela questa bella scampagnata all’insegna di sogni e sasizza, magari ripassando quello statuto dei lavoratori, padre di tutti i contratti collettivi che oggi valgono meno di una scottex tre veli. E ai più ingenui magari racconteremo un’altra favoletta, quella degli incentivi alle imprese e della defiscalizzazione dei contributi che sembra l’unica ricetta per rendere più competitivi i padroni di casa nostra.

La merce in cambio? Qualche contratto rigorosamente a tempo determinato che non consente neanche la possibilità di ottenere un prestito da una finanziaria. La considerazione ancora più triste è che, specie al sud, senza un impiego nelle pubbliche amministrazioni sei destinato ad una vita da eterno precario. Il lavoro, anche quando c’è, è lontano da ogni canone di stabilità, senza alcuna tutela, spesso ai margini del contratto che il dislivello tra domanda e offerta rende di fatto impraticabile.

Abbiamo anche l’opzione di fare festa con i lavoratori dei call center che, pensate un po’, da molti sono considerati dei privilegiati nonostante in questo settore il ricatto della delocalizzazione del servizio e dei correlati licenziamenti – parlatene con il popolo di Almaviva, per esempio – ha fatto via via cadere quella già irrisoria certezza di lasciare il turno la sera sicuri di ritrovare la postazione la mattina seguente.

Ecco perché qui in Sicilia nella giornata della festa dei lavoratori l’unica è cullarsi nella nostalgia e rifugiarsi nel sacro rito di Portella delle Ginestre, che lì almeno c’è il nemico universale che si chiama mafia. Ma almeno oggi possiamo concederci una mezza laica bestemmia? Se lavoro è sinonimo di dignità, chi lo nega, chi lo mortifica e chi non sa determinarlo è peggio di un mafioso. Decidete voi a chi devono fischiare le orecchie dalle parti dei Palazzi del potere.