Angelo Sicilia e i Pupi antimafia: l’opera in memoria di Giuseppe Di Matteo – VIDEO

Neanche un corpo da seppellire, neanche le ossa. Niente doveva rimanere di Giuseppe Di Matteo per il boss Giovanni Brusca.

“Liberatevi di sto canuzzo”, aveva detto ai suoi gregari che, dopo 779 giorni di prigionia, prima strangolarono e poi sciolsero nell’acido il ragazzino. Era l’11 gennaio del 1996, Giuseppe avrebbe compiuto 15 anni 8 giorni dopo. La colpa di questo adolescente, la sua ignominia era quella di essere figlio di Santino Di Matteo, mafioso poi pentito. Un’onta infinita secondo ‘u verru’, il porco, come Cosa Nostra chiamava Giovanni Brusca, che decretò senza un minimo tentennamento, di far fare questa fine orribile a un povero ragazzino, innocente per tutto, colpevole per Dna.

Di questa storia ignobile parla “Non mi piace il buio, prigionia e morte di Giuseppe Di Matteo”, il nuovo spettacolo di Angelo Sicilia, fondatore della Marionettistica popolare siciliana e fondatore dei Pupi antimafia. L’opera, andata in scena ieri all’Auditorium della Rai di Palermo, è ispirata al libro di Martino Lo Cascio ‘Il giardino della memoria’ (edizioni Mesogea), che racconta questa vicenda crudele da un’altra prospettiva, con gli occhi e la voce di Giuseppe Di Matteo, costretto per oltre due anni a stare in silenzio, rannicchiato e spostato in 7 nascondigli di fortuna.