“La mafia è cosa vostra”, il videoclip del rapper siciliano Mak girato con i bambini delle scuole di Villabate e Monreale

Una canzone per dire no alla mafia e alla violenza in generale. Questo l’intento perseguito dal giovane rapper palermitano Alessandro Macaluso, in arte Mak, con il suo brano “La mafia è cosa vostra”, uscito lo scorso 20 aprile. Ad accompagnarlo, un videoclip in cui, oltre a veder scorrere le immagini di alcuni luoghi simbolo come il tratto di autostrada dove perse la vita il giudice Falcone, l’albero in sua memoria che si trova in via Notarbartolo a Palermo o il Giardino della memoria a San Giuseppe Jato, si vedono sfilare in corteo gli studenti della scuola Margherita di Navarra di Monreale e del II Circolo Didattico di Villabate. Il tutto con la partecipazione straordinaria dei comici Ivan Fiore e I Badaboom (è di Alessandro Aiello il vocalizzo arabeggiante del ritornello), e il patrocino del Comune di Villabate, Monreale e San Giuseppe Jato.

L’idea di questo brano risale all’incirca al 2016, durante l’organizzazione per il 23 maggio del corteo commemorativo che ogni anno ha luogo in via Notarbartolo per ricordare Giovanni Falcone e le altre vittime di Cosa nostra, proprio nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci: “L’iniziativa è nata quando io ancora frequentavo il corso serale perché mi stavo diplomando. Si cercava uno slogan per la cerimonia e a me – spiega al gazzettinodisicilia.it Mak – è venuto in mente ‘La mafia è cosa vostra’. Slogan che è piaciuto alla mia insegnante, ed è così che ho detto che avrei scritto una canzone. Poi, per vari episodi, non sono riuscito a farlo”. L’idea è stata ripresa l’anno successivo, nel 2017, quando durante la stessa manifestazione “agli studenti di due scuole – continua il rapper siciliano – sono stati sequestrati gli striscioni che avevano realizzato. Allora mi sono detto: ‘No, adesso scrivo il brano”. Lo stesso giorno l’ho finito”.

Canzone piaciuta anche al Comune di Monreale e Villabate, assieme ai quali “abbiamo realizzato le manifestazioni con i bambini che si vedono nel video, mentre il Comune di San Giuseppe Jato – spiega Mak – mi ha dato la possibilità di stare all’interno del bunker dove è stato segregato per 180 giorni il piccolo Giuseppe Di Matteo. Per me un’esperienza davvero incredibile”. Come anche quella vissuta con i piccoli protagonisti del videoclip: “I bambini – dice il giovane rapper – sono puri, abbiamo molto da imparare da loro. Ho portato avanti un percorso di circa un mese e mezzo, durante il quale andavo nelle scuole a insegnare loro la mia canzone. Li ho portati pure nello studio di registrazione. Spero di avergli lasciato qualcosa di importante, a parte che un videoclip”. E non solo a loro: “Il mio intento – conclude Mak – è quello di mandare un messaggio positivo contro la violenza in generale e contro le mafie. Si sono perse un po’ di cose ormai, in primis il rispetto verso il prossimo. Spero di poter continuare a portare avanti la mia lotta”.


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