Siciliani Liberi, un nuovo addio: se ne va Cassata, uno dei fondatori

Enzo Cassata, uno dei fondatori dei Siciliani Liberi, se ne va sbattendo la porta. Le sue dimissioni sono per molti versi ancora più clamorose di quelle di Roberto la Rosa, storico indipendentista e candidato presidente del movimento alle ultime elezioni regionali, che lo ha preceduto di qualche settimana con un addio altrettanto rumoroso. E questa ennesima e pesantissima defezione testimonia come all’interno dei Siciliani Liberi sia in corso una vera e propria ristrutturazione dalle fondamenta, tanto da poter rinunciare a cuor leggero ad una presenza come quella di Cassata il cui attivismo è stato sempre riconosciuto persino da chi oggi quasi applaude al suo ritiro.

Per diversi anni, assieme alla compagna di vita e di fede politica Caterina Carsidona, ha girato in lungo e in largo la Sicilia a bordo di un camper cercando agganci e relazioni con le frange dell’indipendentismo sparse a est come a ovest e dragando il “mercato” dei delusi della politica. Se Massimo Costa è sempre stato l’ideologo e Antonella Pititto l’anima pragmatica del gruppo, Cassata ha rappresentato lo spirito idealista dei Siciliani Liberi. Il suo dissenso è nato all’indomani della delusione elettorale del novembre scorso.

La valutazione del voto – spiega Cassata – è stato il primo vero momento di contrapposizione con Massimo Costa che riteneva fallimentare quanto ottenuto in termini di consenso. Io non la pensavo allo stesso modo, specie in considerazione del fatto che in molti paesi della Sicilia non abbiamo mai messo piede. Due anni fa non esistevamo neanche, bisogna sempre ricordarlo prima di fare analisi. Dove abbiamo avuto la possibilità di farci conoscere sono arrivati risultati nettamente migliori, a dimostrazione che forse è stata sbagliata la strategia che ha un padre che non sono io. E in ogni caso era inaccettabile tutto lo sconforto che Costa ha manifestato e sul quale è nata la prima divisione. Nonostante tutto ho comunque pensato fosse sanabile perché per me il progetto di una Sicilia libera e sovrana viene prima anche delle relazioni personali. È vero, ho attaccato in un’assemblea il suo disfattismo, però in un luogo dove era lecito discutere, in un momento in cui era necessario farlo. E Costa se l’è legata al dito. Sono stato accusato di tramare contro il partito. Ma quali trame? Ho solo detto ciò che pensavo”.

Riavvolge il nastro degli ultimi mesi senza nascondere l’amarezza per un epilogo che non si attendeva. “Mi hanno messo all’angolo, per restare avrei dovuto rinunciare al mio dinamismo nel territorio e sottostare a regole poco democratiche. Mi ci vedete ad attendere l’approvazione della segreteria per ciò che scrivevo? Francamente non è da me che di questo movimento sono uno dei fondatori. Ho rispettato la nomina di Ciro Lomonte a segretario regionale (per la cronaca, il coordinatore siciliano ha detto di non volere commentare, ndr) contro il quale personalmente non ho nulla da eccepire. Le mie riserve erano politiche, ma in nome dell’unità le ho messe da parte. Poi sono cominciate le cose assolutamente indigeribili”.

E qui il discorso si allarga sul fronte della politica internazionale. “Ci siamo sempre detti che la Sicilia deve essere una terra di pace, inseguendo una neutralità che avrebbe dovuto lasciarci fuori dai conflitti e dalle tensioni internazionali. E poi leggo un’intervista di Lomonte, impegnativa per il movimento, che strizzava l’occhio alla Russia. E io non ci sto a cambiare i missili Usa con quelli russi, sempre missili sono, non mi sembra una bella idea di sviluppo democratico”.

L’ultima scintilla, quella che ha acceso la miccia, è la lettera che Cassata ha ricevuto e con la quale si annunciava il suo deferimento ai probiviri. “Sino a poco tempo fa il collegio dei probiviri era rappresentato dai fondatori. Hanno cambiato le regole, non posso escludere che ciò fosse propedeutico al mio deferimento. Mi hanno sospeso dal movimento, a questo punto non avevo altra scelta che le dimissioni. Volevano farmi fuori? Sono io che me ne vado”.

Del nucleo storico e dei fedelissimi della prima ora non lo ha seguito nessuno, “nonostante in quella famosa assemblea più d’un nome eccellente condivideva le critiche che avanzavo nei confronti di Costa. Anche Lomonte e Pititto, per essere chiari, mi dicevano d’essere d’accordo con me. In ogni caso il mio non è un gioco a rompere, anche se una piccola diaspora ci sarà perché alcuni circoli, da Mineo ad Agrigento, sono stati aperti su spinta del sottoscritto”.

Il racconto si infarcisce di altri particolari che riportano indietro nel tempo, ai giorni della massima notorietà del movimento. “Abbiamo avuto un’opportunità e l’abbiamo sprecata quando siamo stati attaccati e offesi da Lucia Annunziata. Finimmo su tutti i giornali, su internet per alcuni giorni esisteva soltanto questa polemica, sui social non si parlava d’altro. Proposi un’assemblea generale a Pergusa, al centro della Sicilia, perché ci arrivavano incoraggiamenti da ogni parte, anche da chi neanche conosceva il partito. E invece restammo fermi e in silenzio. Non fosse stato per Roberto La Rosa, che in quella circostanza fu di un’intelligenza rara, il caso sarebbe passato in sordina. E prima di me e più di me, appena dopo il voto delle Regionali, La Rosa fu screditato e umiliato, uno che al contrario di altri nella campagna elettorale ci ha messo l’anima e la faccia”.

La delusione di Cassata è rivestita anche di situazioni che con la politica potrebbero non avere niente a che fare. “Triste dirlo ma temo che dietro tutta questa storia parte ci sia anche una vicenda personale di cui ho persino vergogna di parlare. Oggi, dopo aver comunicato su Facebook le mie dimissioni, c’è già chi mi ha tolto l’amicizia. Non credo ci sia altro da aggiungere. Da domani si torna al lavoro, si riprende a fare politica con la stessa convinzione e le stesse energie di prima. Torneremo sul camper, Caterina ed io, e riprenderemo a girare la Sicilia perché all’idea di una Sicilia finalmente libera e sovrana non intendiamo rinunciare“.

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