San Vito, no al cemento. Sindaco e albergatori: “Faremo le barricate”

“Se sarà il caso faremo le barricate”. Vuole opporsi in tutti i modi Matteo Rizzo, sindaco di San Vito Lo Capo, al maxi progetto della società Marina Bay di Trapani che prevede nella piccola località balneare il rifacimento del porto turistico e la creazione tutto attorno di una grande area destinata a servizi e strutture ricettive. Un’opera, per il momento nelle mani dell’assessorato Territorio e Ambiente, per cui si sarebbe chiesta la disponibilità di 115 mila quadrati di spiaggia e di mare da sostituire con cemento. Ed è così che, come ha spiegato il primo cittadino in un’intervista rilasciata a L’Informazione, la comunità sanvitese ha già provveduto in poco tempo a raccogliere centinaia di firme per dire no a tutto questo.

Sulla stessa linea d’onda del sindaco Rizzo e dei cittadini di San Vito Lo Capo, anche Melchiorre Miceli, presidente dell’AOTS (Associazione Operatori Turistici San Vito Lo Capo) che al gazzettinodisicilia.it spiega: “La nostra preoccupazione principale non è l’eventuale concorrenza di altri insediamenti turistici, ma quello che temiamo di più, in quanto conoscitori del nostro territorio, è il problema dell’erosione della spiaggia, principale fonte di sostentamento sanvitese e dell’intera provincia di Trapani. Qualsiasi progetto di modifica di ciò che è esistente deve e non può tener conto di questo fenomeno, la cui causa anche studi passati hanno ricondotto alla costruzione dei due moli. Temiamo che ulteriori interventi possano aggravare il problema”.

Miceli aggiunge anche: “La sabbia all’interno dei due moli è di origine calcarea, ci vogliono milioni di anni perché si formi perché costituita da frammenti di barriera corallina. Adesso il progetto prevede che venga ricoperta con una colata di cemento di 1,20 metri di altezza. Una cosa da far inorridire anche chi di ambiente ne capisce poco. Oggi, se vai in spiaggia e vai a prenderti una secchiata di sabbia per portarla via, la Capitaneria di porto potrebbe sanzionarti perché bene demaniale”. Infine, il presidente dell’AOTS precisa: “Se si procederà in questa maniera, si impedirà alle future generazioni di intervenire laddove la generazione precedente ha commesso degli errori. Il mondo non è solo nostro. Visto che si parla tanto di ambiente, dobbiamo conservarlo anche per chi verrà dopo”.