Le reazioni alla sentenza trattativa Stato-mafia. Sgarbi attacca i giudici, il M5S: “No a governo con Berlusconi”

La sentenza sulla trattativa Stato-mafia, con le condanne per tutti gli imputati tranne che Nicola Mancino, chiude anche un’altra trattativa: quella di una formazione di Governo tra M5S e il Centrodestra con Berlusconi. Mentre Luigi Di Maio twitta “La trattativa Stato-mafia c’è stata. Con le condanne di oggi muore definitivamente la Seconda Repubblica. Grazie ai magistrati di Palermo che hanno lavorato per la verità”, Aldo Penna, portavoce del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, e Ugo Forello, capogruppo dei cinquestelle al Comune di Palermo, chiudono definitivamente alla possibilità di un Governo con Forza Italia: “Si è finalmente iniziato a far luce su uno dei periodi più bui del nostro paese, in cui uomini dell’arma e esponenti politici avrebbero tentato di scendere a patti con la Mafia, violenta e sanguinaria. Fa riflettere la condanna, in primo grado, dell’ex senatore dell’Utri, uomo di riferimento di Berlusconi a Palermo. Non possiamo, perciò, non ribadire la posizione del M5S circa l’impossibilità di avviare alcuna trattativa per la formazione di un governo con il leader di Forza Italia“.

I deputati del M5S all’Ars attaccano Sgarbi e Micciché, sull’invito rivolto al generale Mori e al colonnello De Donno lo scorso gennaio, alla presentazione all’Ars del docufilm Generale Mori – Un’Italia a testa alta. “Altro che documento da proiettare nelle scuole. Altro che eroi. Per De Donno e Mori a gennaio sono state spalancate le porte del Parlamento regionale, quando invece si sarebbe dovuto prenderne le dovute distanze. L’invito all’Ars – dicono i parlamentari – fu uno dei primi scivoloni di Miccichè, che screditò le istituzioni e di conseguenza la Sicilia: ora Miccichè dovrebbe chiedere scusa ai siciliani”.

Di ben altro avviso, invece, Vittorio Sgarbi, che ha attaccato i giudici per la sentenza: “La condanna di Mori, Subranni, De Donno e Dell’Utri, senza prove, è un insulto allo stato di diritto. Il collegio giudicante ha accolto come prove i teoremi dell’accusa. Il processo ha celebrato il tentativo di ricostruire una storia che non c’è stata, in perfetta contraddizione con gli atti degli imputati. Sono certo che la corte d’appello rovescerà questa sentenza che umilia chi ha combattuto la mafia e catturato Riina. I fatti non sono opinioni”.

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha ricordato che l’Amministrazione comunale si era costituita Parte Civile al processo: “Quella che da sempre diciamo essere stata una verità storica è da oggi una verità giudiziaria, a conferma del fatto che la legalità e lo Stato di diritto restano capisaldi della nostra comunità. Questa sentenza condanna la vergognosa identificazione fra Stato e mafia, che ha permesso allo Stato di presentarsi col volto della mafia e alla mafia di presentarsi col volto dello Stato; è la condanna di un passato che siamo impegnati a far sì che non si ripeta mai più”.

“Sono felicissimo, questo è il traguardo della mia vita. Ma la politica l’ha fatta ancora franca”, ha commentato Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il magistrato ucciso nel luglio del 1992, in un’intervista ad Affaritaliani. L’unico neo è l’assoluzione di Mancino ma di fronte a tutto il resto non riesco a descrivere il mio stato d’animo. Spero soltanto, a questo punto, di morire prima dell’appello. Così almeno se in secondo grado dovessero cambiare le cose me ne andrò via con questa sentenza che restituisce un pezzo di verità sulla trattativa e su mio fratello”.

Kaos, fratelli Taviani

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