“Messina Denaro era in Calabria ed è tornato”

Quello che è stato indicato come l’erede di Totò Riina e Bernardo Provenzano alla guida di Cosa Nostra, il boss Matteo Messina Denaro, “era in Calabria ed è tornato”. Il latitante si muove e sarebbe stato anche in Calabria. A rivelarlo, in una intercettazione, uno degli arrestati nel blitz “Anno Zero”, disposto dalla Dda di Palermo nel corso del quale sono stati fermati i fiancheggiatori che avrebbero favorito la latitanza del capomafia. Nelle intercettazioni viene anche detto che Messina Denaro avrebbe “incontrato cristiani“.

Il “fermo – emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo – coordinata dal procuratore capo, Francesco Lo Voi – ricostruisce l’ultima “rete” di fiancheggiatori vicini, vicinissimi, al boss originario di Castelvetrano, uno che comunica poco e si fa vedere il meno possibile. Due intercettati parlano e “commentano” un pizzino che sarebbe stato scritto dal boss, “pizzino” che però non sarebbe stato rinvenuto dagli investigatori: “Nel bigliettino è scritto… lo vedi? Questo scrive cosa ha deciso… quello ha detto”. Il boss, infatti, a differenza dei suoi predecessori (ad esempio, Provenzano) avrebbe dato l’ordine di “distruggere immediatamente” i suoi biglietti. Dalle conversazioni intercettate si percepisce anche il malumore della madre di Matteo Messina Denaro: “La madre di Matteo … che lui non scrive si lamenta, lui deve scrivere .. vorrei vedere a te. Non gli interessa niente di nessuno”.