Vitalizi Ars, in 324 ne usufruiscono ancora. Ecco quanto ci costano

I vitalizi sono vivi e vegeti in Sicilia. In base all’ultimo report aggiornato dall’Assemblea regionale siciliana, in virtù del Piano della trasparenza, continuano a pesare per 1.527.971 euro al mese, ovvero 18.335.652 euro all’anno. Sono 324 le posizioni che pesano sui conti della Regione. Nel dettaglio sono 158 gli assegni vitalizi diretti erogati agli ex deputati per 761.189 euro al mese; sono 129 gli assegni di reversibilità erogati agli eredi per 588.708 euro mensili; 30 le pensioni dirette erogate con il sistema ‘pro-rata’ per 165.454 euro mensili; tre le pensioni di reversibilità erogate con il sistema “pro-rata” per 9.788 euro; e quattro le pensioni dirette erogate con il sistema contributivo per 2.832 euro al mese.

L’istituto dell’assegno vitalizio a favore degli ex deputati dell’Ars è stato abolito a decorrere dal primo gennaio 2012, fermi restando gli assegni erogati ai beneficiari che ne avevano maturato il diritto ai sensi della precedente normativa prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina. Dalla stessa data è stato istituito un sistema previdenziale contributivo, simile a quello previsto per i pubblici dipendenti, in base al quale il deputato cessato dalla carica, riceve al momento in cui matura il relativo diritto, una pensione commisurata all’ammontare dei contributi versati.

Il nuovo regolamento delle pensioni prevede a carico del deputato una trattenuta mensile pari all’8,80% dell’indennità lorda. Le pensioni calcolate con il nuovo sistema (sia dirette che di reversibilità) nonché gli assegni vitalizi tuttora erogati (anch’essi diretti o di reversibilità) in forza della vecchia disciplina sono erogati per 12 mensilità. Le novità più rilevanti introdotte dalla nuova disciplina sono il requisito minimo effettivo di mandato parlamentare pari a cinque anni, senza possibilità di versare contributi per ricongiungere periodi di legislatura non effettivamente svolti; età minima di 65 anni per conseguire l’assegno vitalizio o pensione, anche per i deputati cessati dal mandato prima dell’entrata in vigore dell’attuale Regolamento delle pensioni, ovvero 60 anni per chi ha svolto il mandato per almeno 10 anni; introduzione di nuove cause di incumulabilità della pensione; sospensione del pagamento della stessa qualora il deputato sia rieletto all’Ars, o sia eletto al Parlamento nazionale, al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale o ricopra determinate cariche pubbliche; sospensione della pensione nei casi di condanna definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione che comportino interdizione dai pubblici uffici ai sensi degli articoli 28 e 29 del codice penale fatti salvi gli effetti della riabilitazione. Pertanto, alla luce della normativa vigente, si possono distinguere la categoria degli assegni vitalizi diretti, integralmente maturati precedentemente al primo gennaio 2012 con il sistema retributivo e la categoria delle pensioni dirette “pro-rata”, maturate in diversa percentuale con il sistema retributivo e l’attuale sistema contributivo. A regime pertanto le pensioni future saranno integralmente erogate con il sistema contributivo. Analoga partizione tra sistema retributivo e sistema misto “pro-rata”, si può delineare per il regime delle pensioni di reversibilità (già “assegni vitalizi di reversibilità”), erogate nel caso di decesso di un deputato che abbia esercitato il mandato parlamentare per un periodo non inferiore a 5 anni, ovvero di un ex deputato titolare di pensione o in attesa di maturare il requisito di eta’ per poter percepire la pensione, in favore di alcune categorie di familiari superstiti.

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