Rifiuti, ecco il piano del governo per aumentare la differenziata

Non è ancora il piano definitivo, quello che dovrebbe far uscire la Sicilia dall’impasse sui rifiuti. Ma è un primo piano stralcio che punta a far raggiungere entro l’anno una media di raccolta differenziata del 35 per cento. L’obiettivo di Nello Musumeci e Alberto Pierobon, con la consulenza di Aurelio Angelini, è quello centrare il limite minimo di differenziata del 65 per cento (imposto dalla Ue) entro il quinquennio.

Intanto ecco il via libera al primo piano stralcio, una fase uno che naturalmente non parla mai di termovalorizzatori, ma si concentra sul primo ciclo dei rifiuti, quello che riguarda la separazione di plastica, vetro, lattine, carta e cartone, farmaci, batterie, umido e, per ultimo, l’indifferenziato che confluirà comunque nelle discariche, ma ripulito da tutti i materiali riutilizzabili. In questo modo, secondo il progetto di Musumeci e Pierobon, si potrà dare maggiore vita alle discariche, posticipandone la saturazione.

Il nodo più grande, ancora una volta, è quello legato agli impianti di compostaggio: troppo pochi quelli presenti in Sicilia. Un campanello d’allarme che già nella scorsa legislatura aveva più volte segnalato l’allora direttore dell’ufficio speciale per la differenziata, Salvo Cocina, oggi a capo del dipartimento acque e rifiuti.

Adesso Musumeci e Pierobon puntano alla “raccolta porta a porta, condominiale e di prossimità, da articolare in modo variabile in relazione alle condizioni territoriali”. Nel piano stralcio per i rifiuti si prevede anche una filiera separata per lo smaltimento dei rifiuti differenziati delle attività commerciali. La promessa di Musumeci è quella di riuscire in questo modo a mantenere in vita le discariche il più a lungo possibile (il fatto che in questa prima fase non si parli di termovalorizzatori, non significa che si sia abbandonata l’idea) e contestualmente diminuire la pressione fiscale sulla Tari.

Nel piano, il governo si riserva la possibilità in questa prima fase, di inviare i rifiuti all’estero per evitare il collasso delle discariche.