L’immondizia a due passi dal covo di Totò Riina: quel degrado che è sinonimo di mafia – IL VIDEO

Questa è una scena a cui i palermitani si stanno tristemente abituando. Via Bernini, a pochi passi da via Leonardo Da Vinci e da quello che fu l’ultimo covo di Totò Riina, cassonetti stracolmi di immondizia, rifiuti che ne disegnano i perimetri e che sono testimonianza quotidiana di un’inefficienza che non può avere giustificazione alcuna. Qui dove la parola mafia è stata sradicata con l’arresto del boss dei boss, regna l’incuria, la sporcizia, il degrado che in fondo sono tutti sinonimi di quel tristissimo sostantivo.

Difficile pensare che alla Rap non sappiano, impossibile non risalire alla responsabilità oggettiva di tale sfacelo che è il più alto sintomo di inciviltà che un città possa tollerare. Nessuna giustificazione per chi amministra l’azienda comunale delegata al servizio di raccolta e smaltimento, ancor meno assolvibile il sindaco, qualunque sindaco, meno che mai uno come Orlando che la macchina comunale la conosce come nessun altro.

Di fronte ad un fenomeno che a Palermo ormai è una costante non ci può essere difesa contro l’opportunismo di chi sottolinea da mesi la condizione di degrado di buona parte della città. Non c’è città della cultura che tenga, non c’è teatro Massimo simbolo del rinascimento, non c’è cambiamento da sventolare a destra e a manca specie fuori confine. C’è invece la rappresentazione costante di incapacità e di colpevole mistificazione verso la quale non è possibile tacere. E una vergogna che ci sentiamo addosso e che è pari soltanto all’indignazione. La nostra vergogna che è testimonianza di un fallimento amministrativo ancor prima che politico e che proprio perché deprivato da ideologia appare ancora più grave.