Palermo, ostia consacrata a chi non aveva fatto la prima comunione: proteste contro il parroco di San Giuseppe

Prima comunione in anticipo per alcuni bambini che frequentano il catechismo nella parrocchia San Giuseppe nel quartiere Passo di Rigano, a Palermo. Un ‘premio’ deciso da Padre Nicola Bordonaro, parroco della Chiesa, che però alcuni genitori non hanno apprezzato.

Ecco cosa è successo: alla messa del 28 gennaio erano presenti i bambini che stavano frequentando il secondo anno del catechismo preparatorio alla cerimonia della prima comunione, in programma per il 6 maggio. Proprio in quell’occasione, però, il prelato avrebbe deciso di dare l’ostia consacrata ad alcuni bambini come premio per la loro attenzione durante la messa. Il parroco avrebbe chiesto il consenso ai genitori presenti, ma non tutti avrebbero compreso quello che stava accadendo, mentre altri si sarebbero fatti convincere dopo un consulto con le catechiste, salvo poi lamentare il fatto che quella non fosse la procedura corretta per la prima comunione.

“Durante l’omelia – è il racconto di uno dei genitori – il parroco ha posto alcune domande ai bambini. Spesso si è lamentato del fatto che in chiesa ci sono molte assenze. Quel giorno, invece, ha notato che molti bambini erano attenti e pronti a rispondere alle domande che glia aveva posto e ha voluto premiarli”. Il parroco ha anche chiesto il consenso delle catechiste, che avrebbero dato parere favorevole, secondo quanto raccontato da alcuni genitori dei bambini. Ma è a questo punto che ci sarebbe stato qualche problema: “Capisco l’intenzione del parroco – dice il genitore -, ma questa non si traduce nel fatto che lui potesse dare la comunione durante quella giornata. Ci siamo anche chiesti se si trattasse di una prova, ma l’ostia è stata presa dallo stesso calice dal quale sono state prese quelle date ai fedeli adulti – dice – A questo punto, posso anche non presentarmi il 6 maggio, mia figlia la prima comunione già l’ha fatta”.

A confermare quanto accaduto, il racconto di un secondo genitore: “Quella domenica ero a messa con mia figlia e ho assistito dall’inizio. Durante l’omelia il parroco si è spostato verso i bambini e ha fatto alcune domande per vedere se fossero attenti durante la lettura del Vangelo. Molti di loro effettivamente hanno risposto. A quel punto ha manifestato la disponibilità a dare loro l’eucarestia. Noi genitori siamo rimasti spiazzati – dice – Il parroco, allora, si è rivolto a noi genitori e poi alle catechiste chiedendoci una forma di autorizzazione. Ci ha chiesto se ritenevamo che i nostri figli fossero pronti, ma io credevo intendesse pronti per la cerimonia di maggio, non pensavo che avrebbe dato la prima comunione in quella stessa giornata. A quel punto i bambini si sono alzati e hanno preso la comunione. Siamo rimasti perplessi. Con mia figlia – dice – non so come comportarmi”.

Una sensazione di spaesamento che condivide anche un altro genitore, che ha deciso di far continuare il catechismo alla figlia in un’altra chiesa: “Mia figlia è andata con mia suocera e tornata a casa mi ha raccontato di avere preso l’ostia – ripercorre – Io ho pensato a una prova, ma informandomi con gli altri parrocchiani ho scoperto che si trattava di un’ostia consacrata. Mia figlia mi chiede se può prendere l’ostia la domenica e io non so che dirle. Adesso mi chiedo, noi a maggio che cosa andiamo a fare? Mia figlia adesso è confusa, il 6 maggio riceverebbe la seconda comunione. Io in ogni caso ho chiesto il nulla osta per far cambiare parrocchia a mia figlia e farle fare la comunione in un’altra chiesa, perché dopo due mesi in cui ho chiesto chiarimenti non ho trovato riscontro”.

Nel frattempo, il 15 marzo padre Nicola Bordonaro, alla presenza anche del Vicario Episcopale Territoriale per il terzo Vicariato, don Carmelo Vicari, ha incontrato la comunità parrocchiale per discutere della vicenda, anche se evidentemente non tutti sono rimasti soddisfatti delle spiegazioni. Sulla vicenda il parroco non ha voluto rilasciare dichiarazioni, mentre don Carmelo Vicari: “Ho favorito l’incontro per cercare di aiutarli a recuperare un clima di serenità dentro la parrocchia. Ritengo di avere fatto quello che c’era da fare”.


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