Mafia, operazione “Gioielli di Famiglia”: 7 arresti a Palermo – IL VIDEO

La mafia voleva imporre ai supermercati palermitani una ditta “amica” per l’acquisto della carne a un prezzo più alto di quello di mercato. Un’estorsione smascherata da Carabinieri e Guardia di Finanza nell’operazione congiunta denominata “Gioielli di Famiglia”. Nelle indagini, che riguardano anche la compravendita di gioielli, sono coinvolti anche alcuni negozi “compro oro”.

Nella mattinata odierna, nell’ambito di un’operazione congiunta, i militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo e del Comando Compagnia Carabinieri di Bagheria hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di 7 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, dei delitti di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata ex art. 7 D.L. 152/91, convertito in L. 203/91, delitti contro la pubblica amministrazione e reiterate condotte di frode fiscale.

Il fulcro delle indagini è costituito dalle attività illecite riferibili a soggetto di elevato calibro criminale, già raggiunto da numerose sentenze di condanna irrevocabili, per le quali il predetto si trova tuttora detenuto. L’uomo sarebbe Pietro Formoso, di 69 anni, che, secondo gli inquirenti, avrebbe voluto imporre l’utilizzo della carne di una ditta amica nei supermercati di palermo, naturalmente a un prezzo più alto del solito. Ma l’operazione vede coinvolti anche alcuni “compro oro”.

Un nome, quello di Formoso, che non era mai stato coinvolto da accuse di associazione mafiosa o di delitti aggravati dal metodo mafioso, ma che era emerso nel corso di approfondimenti di segnalazioni per operazioni sospette in materia di antiriciclaggio. Gli inquirenti avrebbero acquisito su di lui, fin dal 2013, numerose ed eterogenee prove. Attività di indagine che hanno permesso di hanno permesso di ricostruire il contesto imprenditoriale e di tracciare i suoi interessi economici. Le accuse sarebbero anche supportate dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia.

Secondo quanto ricostruito, Pietro Formoso avrebbe partecipato alle attività della famiglia mafiosa di Misilmeri con il ruolo di referente per il traffico internazionale di stupefacenti proveniente dalla Spagna e dalla Colombia e per le estorsioni nei confronti di imprenditori locali, nonché per aver autorizzato l’affiliazione di soggetti all’associazione mafiosa “Cosa Nostra”. Avrebbe inoltre cercato reiteratamente di estorcere a un imprenditore palermitano 100 mila euro, quale asserito corrispettivo per l’acquisto di pietre preziose, già saldate in passato.

Formoso sarebbe coinvolto anche in condotte fraudolente da parte di imprenditori finalizzate ad evadere il Fisco, e nella condotta di un operatore nel settore dei compro oro finalizzata ad assicurarsi un atteggiamento di favore da parte degli organi di controllo.

In particolare, le risultanze investigative hanno permesso di ricostruire le dinamiche concernenti la pretesa economica avanzata dall’indagato al citato imprenditore (che origina dalla cessione a quest’ultimo da parte dell’indagato di gioielli del fratello Giovanni) e di chiarire il sistematico apporto fornito nella fase di riscossione del denaro da parte di altri soggetti, notoriamente inseriti in contesti mafiosi. Quest’ultimi, infatti, hanno posto in essere, con “metodo mafioso”, azioni idonee ad esercitare una particolare coartazione psicologica nei confronti della vittima, con i caratteri propri dell’intimidazione derivante dall’organizzazione criminale.

Nel medesimo contesto, si è dato corso al sequestro preventivo di somme di denaro depositate su conti correnti riconducibili ad imprese individuali, operanti nel settore della vendita all’ingrosso di carne e della vendita di oro ed oggetti preziosi, che avevano omesso il versamento dell’Iva e dell’imposta sul reddito, per un importo totale di circa 850 mila euro.

In manette sono finiti anche Lorenzo D’Arpa, di 58 anni, Paolo Dragna, di 64 anni, Francesco La Bua, di 68 anni, Pietro Morgano, di 70 anni, e Vincenzo Meli, di 66 anni.

Per l’esecuzione dei provvedimenti sono stati impegnati circa 100 militari tra Carabinieri e Finanzieri dei Reparti sopra citati, con l’ausilio di unità cinofile per la ricerca di armi ed esplosivi.