Vittorio Magazzù sulla scia di Claudio Gioè: dal liceo Garibaldi a Rai1. Scopriamo il volto del giovane attore che recita al fianco di Neri Marcorè

Un avvocato mancato, la nuova toga di famiglia che avrebbe dovuto aprire la terza generazione forense. Al suo posto c’è invece un ragazzo felice che giorno dopo giorno scopre che il sogno coltivato già nelle aule del liceo comincia a prendere forma. Ha 21 anni Vittorio Magazzù e con disinvoltura parla da attore, professione che ha scelto con la beata irruenza della sua età e con una maturità insolita per questa stagione della vita.

Vittorio è uno dei protagonisti di “Questo nostro amore ’80”, il serial televisivo con Neri Marcorè ed Anna Valle che racconta la vita di due famiglie e i loro destini intrecciati attraverso la lente dei sentimenti.

Immaginiamolo così, la mattina a lezione in autoscuola e nel resto della giornata alla guida di una Ferrari. Perché Vittorio è allievo del terzo anno della scuola di recitazione Stap Brancaccio oggi diretta da Lorenzo Gioielli, ma nell’ultimo anno ha potuto già brindare ai primi successi professionali. Una parte nello sceneggiato televisivo “La vita promessa” diretto da Ricky Tognazzi, poi una puntata da protagonista di “Don Matteo” accanto a Terence Hill e infine un posto in squadra in questo affresco corale dell’Italia degli anni ’80 a fianco di Neri Marcorè.

Roba che un attore impiega anni di carriera nell’attesa di approdare su Rai1 e che lui racconta con stupore, ma neanche tanto.

“Sono felice che sia andata così – conferma con l’unica punta di imbarazzo di tutta la conversazione telefonica – ma anche soddisfatto perché è il riconoscimento del lavoro che faccio in Accademia. Serve all’autostima e anche per convincere ancor di più la mia famiglia che ha fatto bene a sostenere il mio desiderio di lasciare la toga nell’armadio. Sarebbe stata la scelta più ovvia continuare sulla scia di mia madre e di mio nonno. Scherzando mi dico che quello era il mio piano A e l’ho smontato per attuare quello B. E ritornando serio ammetto che sono stato fortunato perché la mia famiglia compatta ha sostenuto la mia scelta garantendomi ora e per sempre quella forza necessaria per dare corpo alle mie ambizioni”.

Se potesse misurarsi per micro campionature si capirebbe perché Palermo ha risposto presente alle prime puntate di questa seconda serie di “Questo nostro amore ’80”, nonostante coincidenze non proprio positive: il debutto a Pasqua e nella sera del bis la concorrenza di Juve – Real Madrid e dell’Isola dei famosi. Sono stati i suoi tifosi a far impennare l’auditel siciliano, gruppi di ascolto che in parecchie case di Palermo hanno voluto stargli virtualmente accanto.

“È andata bene comunque, buona anche la critica, avremmo potuto fare numeri migliori ma oggettivamente abbiamo lottato contro programmi di punta come calcio e reality. Personalmente un’esperienza di grande impatto e non lo dico per dire, ma Marcorè, che secondo me è uno tra gli attori più completi che si sono oggi in Italia, è stato un insegnante aggiunto dimostrandomi come ci si comporta in un set e anche fuori. E anche Anna Valle – l’eleganza fatta persona – è stata di una disponibilità strepitosa. E non posso non citare Nicola Rignanese e Manuela Ventura, che nella serie interpretano i miei genitori: due grandi professionisti”.

Rai1 gli ha assicurato persino i primi momenti di una celebrità vissuta con estrema sobrietà.

“Ancora non mi riconoscono per strada, ma cominciano a scrivermi sui social. E questa per me che non li frequento molto è stata un’altra piacevole sorpresa. Intendiamoci, non è per snobbismo, ma ho l’approccio sbagliato sia con Facebook che con Instagram, non riesco ad essere assiduo”.

Studente e lavoratore, anche questo giustifica la sua precocità.

“Precoce? Forse, ma tutto ciò mi è servito ad aumentare l’impegno da mettere in ciò che faccio. Da giovani è facile riempirsi di ambizioni, senza umiltà e assoluta dedizione ho capito che non si va da nessuna parte”.

Il suo essere siciliano lo ha aiutato in questa prima fase della carriera. E lo ammette senza girarci tanto attorno.

“Per Questo nostro amore il regista mi ha raccomandato di non eccedere troppo con l’inflessione dialettale, accennarla senza ricamarci tanto sopra. Con Ricky Tognazzi sarò invece un sicilianissimo figlio di Luisa Ranieri in una storia ambientata negli anni ’20”.

Girata in Sicilia?

“No, in Puglia che è la regione assieme al Piemonte dove funziona meglio la Film Commission…”

Schivata la polemica politica, si chiude con un tuffo nel passato, a quegli anni di formazione al liceo classico Garibaldi di Palermo che gli hanno acceso la passione per il palcoscenico. A lui come ad altri giovani del recente passato, da Claudio Gioè a Paolo Briguglia.

“Ricordo con affetto quel periodo perché mi ha fatto comprendere la direzione che volevo dare alla mia vita. Non avrei potuto fare altro, mi sveglio ancora oggi ogni mattina e mi dico che non ho potuto fare altro. E per questo, vada come vada, mi ritengo felice”.

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