Povertà e pensioni, dibattito di Spi Cgil Sicilia a Siracusa e Ragusa

Povertà e pensioni, dibattito di Spi Cgil Sicilia a Siracusa e RagusaFotografare la povertà del territorio e delle pensioni, accendendo i riflettori anche sulle gravi diseguaglianze che stanno spaccando il Paese. È con questo obiettivo che lo Spi Cgil regionale, con lo Spi Siracusa e lo Spi Ragusa, ha dato vita a due giornate di studio, il 5 aprile e ieri, a Noto e Modica.

L’evento ha avuto la finalità di entrare più nel merito del fenomeno della povertà: il primo giorno, a Noto, si sono messi a confronto economisti, istituzioni locali e associazionismo; il secondo giorno, a Modica, lo spazio è stato dato anche alle pensioni con un confronto con i parlamentari nazionali, parlando di misure e di interventi di contrasto alla povertà e di modifica del sistema previdenziale. Alle tavole rotonde, pertanto, si sono alternati diversi ospiti: i direttori provinciali di Inps Siracusa e Ragusa, rispettivamente Carmelo Sciuto e Saverio Giunta; il presidente del Centro Studi “Pio La Torre”, Vito Lucio Lo Monaco; il direttore della Caritas Diocesana di Siracusa, Marco Tarascio; Vera La Monica, segretario Spi Cgil nazionale; Fausto Raciti, deputato nazionale Pd; Guglielmo Epifani, deputato nazionale LeU. Non ha potuto essere presente, ma ha inviato una lunga e articolata lettera, Marialucia Lorefice del M5S, con cui ribadisce la disponibilità a ragionare insieme su questi temi.

“In Italia ci sono quasi 18 milioni di pensionati: il 62% è al di sotto dei 750 euro. In Sicilia – spiega Roberta Malavasi, segretario Spi Cgil Ragusa – ci sono circa 500 mila pensionati al di sotto di 500 euro (circa 950 mila sono le pensioni contributive e circa 370 mila quelle da assistenza). Dati che fanno capire quanto drammatica sia la condizione degli anziani. L’innalzamento dell’età pensionabile, tra l’altro, ha determinato una riduzione delle possibilità occupazionali per i giovani con effetti negativi sulla produttività. I giovani rimangono più a lungo fuori dal mercato del lavoro o ai margini, con lavori discontinui e precari che, sulla base dell’attuale legge, si tradurranno in pensioni da fame. Le pensioni italiane, tra l’altro, soffrono – conclude Malavasi – per due gravi diversità col resto dell’Europa: hanno una tassazione altissima, e il sistema previdenziale nazionale oltre a pagare le pensioni paga anche misure assistenziali che negli altri paesi sono pagate dalla fiscalità generale”.

“Abbiamo parlato di povertà e di previdenza, così come di welfare e lavoro, e la situazione è più grave di quanto non sembri come – afferma Maurizio Calà, segretario generale Spi Cgil Sicilia – conferma il risultato elettorale del 4 marzo. Lo Spi Cgil con tanti altri, tra cui le confederazioni, la Caritas e il Centro Pio La Torre, hanno raccolto le firme e presentato al Parlamento siciliano, un disegno legge regionale di contrasto alla povertà che chiediamo venga subito discusso in Aula. Le pensioni, peraltro non rivalutate, e i risparmi dei pensionati, sono oggi un sostegno economico centrale per le famiglie italiane, soprattutto al Sud. Non v’è dubbio che oggi – aggiunge Calà – la questione prioritaria è il lavoro e il lavoro per i giovani; occorre intervenire per modificare una legge sbagliata, la Fornero, che ha impoverito i pensionati, che ha bloccato ai lavoratori la possibilità di andare in pensione e che promette ai giovani di arrivare alla pensione oltre i 70 anni e con una pensione da fame. Ai necessari interventi di contrasto alla povertà e di miglioramento delle pensioni, o si affianca una politica per il lavoro, soprattutto nel Sud desertificato, oppure ogni sforzo rischierà di essere vano. Mentre il Nord sul lavoro è ripartito, il Sud da solo non ce la può fare; noi chiediamo interventi straordinari mirati a creare le infrastrutture necessarie per generare lavoro e reddito”.

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