Ruggeri come Forsyth: ecco il nuovo tour dei Decibel

In molti adorano i romanzi di 007 scritti da Ian Fleming. Il personaggio però, non è credibile davvero fino in fondo come agente segreto. Nel senso che in ogni pagina emerge la sua poca voglia di passare inosservato. Fa parte della teatralità dello scritto. Fleming era un ex militare con compiti anche importanti, tuttavia nel tracciare il suo personaggio, non ha tenuto conto della sua preparazione. Più autorevole e più addentro allo spionaggio attivo, al suo non dare nell’occhio, è sicuramente Frederick Forsyth. Autore di romanzi d’azione e che ha rivelato con l’ultimo romanzo di essere stato una spia, con tutti i crismi, pertanto molto più autorevole, nel tracciare personaggi d’azione, lui che ha rischiato di essere ucciso più volte e che ha avuto avventure in cui per poco non ci lasciava la pelle.

Nel mondo della musica, Enrico Ruggeri è il Forsyth con la chitarra in mano e con l’autorevolezza di dimostrare sul campo esperienza e cattiveria da rocker. In questi giorni è partito il nuovo tour dei Decibel, il secondo dopo la reunion del gruppo e il secondo album, L’Anticristo. La prima data ha dimostrato che se possibile, in tanti anni di musica e concerti, si ha ancora molto da dire. Enrico Ruggeri è passato senza mai mollare il colpo, dal cantante intimista al rocker, fino al punk fatto di chitarre e aggressività di batteria e basso. La band del tour è formata da Fulvio Muzio, Silvio Capeccia, che formano il nucleo dei Decibel con Ruggeri, ma anche un monumentale Paolo Zanetti alla chitarra, Alex Polifrone alla batteria e Fortunato Saccà al basso e alla “gabbia”, capirete guardando il concerto.

Canzoni incentrate sul mondo di oggi e sulle sue storture, da chi vive su Instagram e social vari, pensando che quella sia la loro vera vita e storia. Banchieri senza scrupoli, uomini fatti fuori dalla vita lavorativa da gente senza scrupoli ma con un tocco fashion, sempre con un occhio all’apparenza che trangugia e corrode la sostanza. Ma anche le canzoni di anni fa, non sono incastonate in maniera ornamentale nella loro epoca, ritornano a ricordarci che la rabbia espressa attraverso delle chitarre e non col populismo, è sempre stata l’arma migliore per risvegliare le vere coscienze attente. Quelle che guardano dietro il tendone, quelle che adesso riconoscono una fake news dal titolo. Allo stesso modo si riconosce musica di qualità. Il consiglio non è solo dato da chi con Enrico ha una amicizia che si fonda anche sul lato umano, presente e di spessore peraltro, il consiglio è dato da chi in Italia assiste ad un impoverimento artistico farcito da allevamento in batteria di chi spera di farcela. Talent su talent in cui il destino e la sorte dei concorrenti non è rimessa al loro talento ma al voto.

L’epoca è grigia, l’espressione che fa riflettere, la musica che è fatta con vere chitarre e con vera batteria, latita. Bastano buoni sintetizzatori e due note. Bene, vi accorgerete che con i Decibel potete trovarvi anche dentro un teatro, ma da quel teatro ne uscirete, sarete dentro cantine, club, garage impolverati, sottoscala, ad ascoltare musica come si faceva e come ancora andrebbe fatta. E ad ascoltare canzoni che hanno un potere strano e tribale di far davvero pensare e riflettere. Canzoni scomode perché mentre ti avviluppano con il ritmo, ti fanno capire cosa sia il vero Anticristo, questa società di profilazione continua, di opinioni non richieste, di vita postata e non più vissuta.

E dove comunque, conta l’apparenza. Poi invece incontri Enrico Ruggeri e i Decibel. E sotto sotto ti rendi conto che i personaggi più credibili non sono quelli che appaiono, ma quelli che agiscono, con autorevolezza di chi ha messo le chitarre sul terreno e quella polvere (a proposito di una canzone del Rouge), l’ha masticata. Personaggi alla Forsyth, per dire, o alla Ruggeri, letterariamente e musicalmente credibile. Sempre.

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