Sistema idrico colabrodo, Corte dei Conti bacchetta la Sicilia

Opere idriche ancora ferme al palo in Sicilia. Da una relazione della Corte dei Conti relativa allo stato di attuazione del Piano irriguo per il Mezzogiorno, il quadro che emerge è desolante, tra procedure di infrazione e incompiute che raggiungono il 50 per cento delle opere pianificate nelle delibere Cipe del 2005 e del 2010.

Per quanto riguarda la delibera Cipe del 2005, delle sei opere per le quali erano stati destinati 70 milioni di euro (di cui effettivamente stanziati soltanto 35), soltanto tre sono state completate e considerate in esercizio. Delle restanti tre opere, per due i lavori risultano ancora in corso, mentre una sembra non sia stata mai attivata, tredici anni dopo l’approvazione della delibera Cipe. Ma c’è di più: non soltanto le opere in alcuni casi non sono nemmeno state realizzate, ma a detta della magistratura contabile, ecco che si scopre che gli interventi erano destinati sostanzialmente a lavori di manutenzione, non alla realizzazione di nuove infrastrutture.

Non va meglio guardando alla delibera Cipe del 2010, che prevedeva la realizzazione di tre opere infrastrutturali legate al sistema idrico nell’Isola. Nessuna delle tre, otto anni dopo, è stata completata.

Non c’è da stupirsi, insomma, se di anno in anno ritornano immancabili le emergenze idriche in Sicilia, causate solo in parte dalla siccità e dalle piogge sempre più scarse. È noto infatti che il sistema sia un vero e proprio colabrodo che disperde il 50 per cento delle risorse idriche disponibili. Senza contare che le dighe nella maggior parte dei casi non hanno ancora finito le fasi di collaudo, motivo per cui non possono essere riempite al 100 per cento.