Professore picchiato, Altadonna: “Cosa sta succedendo?”. La lettera di un genitore

Cari genitori (me per primo) di fatti spiacevoli che accadono all’interno delle più importanti istituzioni del nostro paese è piena la cronaca. Preti pedofili, docenti che maltrattano alunni, infermieri che abusano di pazienti e tanto altro. Guai però a delegittimare le nostre istituzioni più alte. Guai a perdere di vista e non salvaguardare un sistema che, se pur vilipeso negli anni, ci ha consentito di essere Italiani con la I maiuscola nei confronti del mondo e del tempo.
I miei genitori non erano docenti ma a casa mia ha sempre comandato la scuola. La vera colpa è nostra. Pensiamo di colmare le nostre assenze verso i figli con gesti eclatanti e plateali. C’è chi lo fa viziandoli, c’è chi crede di dimostrarlo picchiando un docente per un rimprovero.
Da un lato i genitori devono riscoprire il senso dell’impegno d’esser genitori, dall’altro non possiamo più assistere ad uno Stato che distrugge se stesso. La scuola non cambia con la legge 107 ne col Preside sceriffo. La scuola cambia da quando esiste il dimensionamento che prevede la comprensione/vendita del genitore (quindi dell’alunno iscritto).
La scuola cambia da quando il docente (per colpa della Politica) ha perso il suo ruolo e la sua autorità.
La scuola cambia da quando il docente ha permesso che questo succedesse.
La scuola cambia da quando le prerogative sindacali vengono meno. Da quando non esiste più lo sciopero ad oltranza. Da quando il docente/lavoratore ed il sindacato non sono più la stessa cosa.
La scuola sta morendo. Muore ogni volta che in collegio dei docenti si alza la mano come pecore. Muore ogni volta che ci si spartiscono i progetti. Muore ogni volta che siamo docenti nella nostra scuola e genitori in quella dei nostri figli.
Questo è vero per la Scuola com’è vero per la Sanità, com’è vero per la Politica e perfino per la Chiesa.
Oggi non è più possibile tornare indietro se non ci si ferma a convocare gli stati generali dell’uomo”.
Salvo Altadonna

Giusi Diana

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