Almaviva cede ramo d’azienda di Palermo. Ecco la lettera inviata ai sindacati

Almaviva Contact ha comunicato, con una lettera che ilgazzettinodisicilia è in grado di mostrarvi a questo link, l’avvio formale della procedura di cessione di ramo d’azienda del sito di Palermo con 3400 operatori di cui 2800 a tempo indeterminato. Si tratta dei dipendenti del call center inbound, outbound e customer care.  Le quote della nuova società saranno interamente controllate dalla stessa Almaviva Contact. Nella lettera si specifica che la cessione avverrà tra il 13 e il 18 giugno del 2018.

Una situazione di crisi, quella della sede di Palermo non riesce a uscire. Nella missiva inviata alle organizzazioni di categoria si legge che la sede del capoluogo siciliano “svolge in misura prevalente attività per cinque importanti clienti, tutte in fase di rinnovo contrattuale, ed è affetto da una fase di esubero strutturale“. Proprio eri, intanto, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando aveva manifestato la propria disponibilità verso i lavoratori.

Una notizia che i sindacati ritengono poco utile per rimettere in sesto il sito palermitano della società di telecomunicazioni: “La Slc Cgil è molto preoccupata – dice Maurizio Rosso, segretario palermitano dell’organizzazione dei lavoratori – La cessione del ramo d’azienda non ha nessuna logica industriale. Se i problemi, come ci è stato raccontato, riguardavano le tariffe e i volumi di traffico, a cosa serve fare una Newco? Dal canto nostro avevamo fatto altre proposte: l’apertura di un tavolo tecnico con Comune e Regione per trovare soluzioni per il territorio, l’esodo incentivato dei dipendenti, che era parte dell’accordo precedente con l’azienda e che non è stato avviato, con lo stanziamento di capitali, per risolvere il problema degli esuberi e una riorganizzazione del lavoro rispetto alle nuove tecnologie attraverso un contratto di secondo livello che possa regolare le flessibilità e adeguare, attraverso la formazione, i lavoratori al mercato del lavoro. Serve inoltre – prosegue Rosso – che il Ministero faccia rispettare le regole, peraltro già esistenti, in materia di delocalizzazione e di tariffe. Infine – conclude Rosso – serve prevedere un fondo strutturale per il settore, che si va evolvendo e che andrà a coprire ambiti sempre più ampi per quel che riguarda l’occupazione”.