Armao, Musumeci e il ricorso contro lo Stato: autonomia finanziaria indispensabile per lo sviluppo della Sicilia

Si è riaperta nei giorni scorsi, in occasione dell’approvazione all’Ars dei documenti finanziari, la discussione sulla necessità di rivedere i rapporti tra Stato e Regione Siciliana per ottenere l’autonomia finanziaria indispensabile ad attivare politiche e strumenti di sviluppo.

Il Defr già approvato dalla Giunta lo scorso 13 febbraio riporta testualmente che “l’intrapresa azione di rinegoziazione degli accordi con lo Stato del 2014, 2016, 2017 risulterà indispensabile al fine di garantire l’equilibrio di bilancio”, sottolineando la precisa intenzione del governo Musumeci di rimettere in discussione le intese firmate nel corso della precedente legislatura da Rosario Crocetta con cui l’ex presidente aveva rinunciato “definitivamente” ad una serie di contenziosi, e che gli avevano consentito di poter annunciare di aver raggiunto l’equilibrio di bilancio.

L’atto formale che ha alzato però il tono del confronto tra il Governo nazionale e quello regionale è il ricorso n°24/2018 presentato dalla Sicilia alla Consulta per la legittimità costituzionale dei commi 829 e 830 dell’art. 1 della legge 205/2017, la legge di bilancio dello Stato per il 2018, nella parte in cui si introducono oneri finanziari a carico della Regione e delle ex province regionali.

Intanto il 30 marzo si è insediato il gruppo di lavoro costituito con decreto di Gaetano Armao in qualità di vicepresidente della Regione e assessore dell’Economia, allo scopo di redigere lo schema di norme attuazione dello Statuto in materia finanziaria, da sottoporre alla Giunta ed alla Commissione paritetica, per superare gli accordi stipulati nel 2014, nel 2016 e nel 2017, e contenente le proposte di modifica per il rafforzamento ed il rilancio dell’autonomia fiscale della Sicilia.

Dario Fidora

Direttore editoriale