Musumeci e i mal di pancia della maggioranza : “Si accordi con il Pd”

Nello Musumeci ha trovato due deputati dentro l’uovo, sono quelli di Sicilia Futura, che l’ex ministro Salvatore Cardinale ha portato in dote confermando la sua vocazione a stare al governo a tutti i costi. L’azione di avvicinamento al governatore è cominciata con le critiche al Partito Democratico con cui Cardinale aveva schierato le sue truppe a novembre scorso. Una presa di distanza che appare del tutto strumentale, tanto che a Palermo, dove Sicilia Futura è schierata a fianco di Leoluca Orlando – sino a prova contraria anch’egli nel Pd – non si registrano movimenti tellurici e i consiglieri comunali continuano a sostenere la Giunta.
Ogni briciola è utile all’affamato, ma il governatore è consapevole che il problema del controllo dell’aula è tutt’altro che risolto perché c’è ancora di sistemare la questione dei ribelli di Forza Italia non ancora usciti dal partito ma che hanno trovato in Marianna Caronia (invece già transitata al gruppo misto) un punto di riferimento.
E in ogni caso, anche con 2 unità in più, con una maggioranza così risicata basta un raffreddore (vero) o un mal di pancia (figurato) per far saltare il banco. Musumeci sa di essere sotto scacco. E c’è chi neppure tanto velatamente gli imputa un eccesso di ottimismo post elettorale. “Ha pensato di poter risolvere tutto da solo, come se la sua presenza potesse frenare le pretese individuali e di partito. Tutti sanno che la situazione è precaria e che anche un singolo voto in aula può essere determinante. Per evitare tutto questo avrebbe dovuto trattare con il Pd e trovare punti programmatici d’incontro. Non è ancora troppo tardi, ma non possiamo perdere altro tempo”.
Lo sfogo arriva dai banchi della maggioranza e segue il metaforico ceffone che Giuseppe Lupo ha rifilato a Musumeci alla vigilia di Pasqua. Una chiusura condivisa persino da alcuni assessori, nel clima di riservatezza delle rispettive segreterie.
Del resto Lupo è stato chiaro, “non può pretendere i nostri voti, si parli prima di programmi”. E se Musumeci vuole davvero governare, non potendo contare in assoluto sulla disponibilità dei Cinquestelle, dovrà giocoforza fare una capatina dalle parti del Pd e cercare quel sostegno che una volta si chiamava appoggio esterno. Non un vero e proprio patto politico, piuttosto una convergenza su temi che riguardano il welfare e la spesa sociale sui quali il Pd potrebbe più facilmente giustificare un’azione comune. Non c’è dubbio che il governatore ne perderà in autonomia, ma salverà la credibilità sua e del suo esecutivo e potrà sperare di rimediare alle insufficienza di questo primo quadrimestre.