La cura parte seconda: Giampaolo mi sculaccia…

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Buongiorno,

vi scrivo in merito all’articolo “Caro Battiato, la tua Cura uccide l’amore” apparso online in data 31/08/2017Ci tenevo a dire che sono tali scritti al limite del “pressappochismo” ad uccidere il giornalismo, l’informazione e prima di tutto la cultura. Non posso sapere se l’autrice abbia mai studiato i testi di Battiato, la sua poetica e gli autori che l’hanno ispirata o abbia mai letto le opere di Sgalambro, Gurdjieff, i mistici Sufi e altra splendida letteratura. Si evince tuttavia che, nel caso li abbia letti (e il giornalismo prevede a mio avviso l’acquisizione preventiva di fonti quanto più possibile complete) dubito ne abbia capito il significato più profondo (e questa tuttavia non è una colpa ma un limite personale).

È noto a tutti coloro che si interessano della musica e dei testi di Franco Battiato che la canzone poco o nulla ha a che fare con l’Amore tra uomo e donna descritto nell’articolo. Si parla di Amore Assoluto (ab solutus = sciolto, da condizionamenti, pregiudizi), Universale, inteso come profonda Essenza al di sopra degli uomini. Esso è indipendente da chi lo compie e da chi lo riceve e in questo modo si configura come un interscambio Dio-Uomini, Genitore-Figli, Uomo-Donna (ma, attenzione, anche Donna-Uomo), Uomo-Anima, insomma si presta ad un’ampia e completa interpretazione che rende il pezzo, proprio per aver centrato questa universalità, un capolavoro letterario-filosofico.
Mi dispiace che sia stato esposto pubblicamente in maniera così superficiale e questa mia è solo perché ci tengo a far sapere il mio pensiero e che tale angolo di smisurata poesia possa aver la giustizia che merita (almeno da parte mia!)
Grazie per l’ascolto e la comprensione, non me ne voglia l’autrice, che non conosco. Spero che il mio contributo possa essere di stimolo anche per lei.
 
Giampaolo 

Gentile Giampaolo, avessi avuto la fortuna di incontrarla prima di questa stagione che intendo dedicare alla lettura e alla meditazione…

Mi sarei volentieri stordita tra le sue braccia qualora – e mi consente l’immodestia, ne sono quasi certa – avesse avuto l’ardire di darmi in leasing il suo cuore. Magari non proprio il cuore, perché noi ragazzacce sapevamo divertirci anche in altre maniere. Amabile Giampaolo, il mio conterraneo Franco Battiato è indiscutibile maestro di lirica, un po’ meno efficace, con tutto il rispetto, il sodale dell’epoca, filosofo prestato alla canzone. Confesso, a me gli ermetici non sono mai piaciuti molto, né a scuola, né nella vita. E Sgalambro non faceva eccezione. Non so perché ma chi pratica e apprezza l’ermetismo mi sa di soggetto dedito all’onanismo con quel tanto di vorrei ma non posso che cela l’incapacità di essere e di esistere, una barriera di parole che coprono la vera natura dei sentimenti.

Cionondimeno ho molto apprezzato, come avrà compreso, la sua difesa ad oltranza dell’arte battiatiana, tanto da averla pubblicata.

Mi creda, in quest’epoca di pensieri liquidi o rarefatti si sente il bisogno di una bella dose di idealismo, anche a costo di prendere qualche metaforica sculacciata (ahimè) e sentirsi dare dell’imbecille come sottilmente e con garbo Lei ha fatto con la sottoscritta.

Lei sarà una bella persona, esimio Giampaolo, di quelle solide e rassicuranti, ma se mi consente, forse priva di quella qualità che si chiama ironia. Non se ne faccia una colpa, è limite comune a molti. Se ne avesse avuto soltanto una piccola scorta avrebbe percepito che l’invettiva sfiorava marginalmente il sommo maestro (suo, s’intende) ed era destinata a quella pletora di imbecilli che mal utilizzano i testi e le atmosfere di certe canzoni a scopo di seduzione.

E mi creda, Lei non immagina quanti simil adolescenti di età matura (mi perdoni l’ossimoro, ma con Lei è meglio specificare) mi si sono parati davanti massacrando involontariamente la creatività di Francuzzu nostro. E a questi cozzoloni che mi rivolgevo, invitandoli a imparare l’arte del corteggiamento che, mi creda, ha ancora un suo perché.

Ha ragione, non ho dimestichezza con i mistici Sufi. Non dico che me ne vanto, ma ho vissuto egualmente. E dubito che il successo commerciale de La Cura sia dipeso dalla conoscenza delle opere di Gurdjieff. Super tenero Giampaolo, posso? Ho la sensazione che anche le sue letture siano difettose se definisce il testo sussurrato dal Sommo “un angolo di smisurata poesia”. Addirittura.

Io ho conosciuto Battiato quando era un passo avanti a tutti. Un autentico genio e come spesso accade ai geni del tutto incompreso. Stanco di questa situazione ha deciso a tavolino di virare verso un’altra direzione artistica facendo a più riprese l’occhiolino al mercato. Fino a ritornare guru, grazie anche a brani come La Cura perché a una certa età fare ancora Curcurucucù non sta bene.

Scherzo naturalmente, gioia del mio corazon, questa rubrica, essendo un diario, attinge principalmente dalle mie esperienze personali, ma sempre con intenti dissacratori, senza prendermi tanto sul serio. Tranne quando prendo in prestito le storie di persone a cui voglio bene e parlo d’amore. Allora sono seria, serissima. Si goda la vita, romantico Giampaolo e non mi porti rancore. Pensi quanto vuole a Battiato, pensi ad amare, ché la pratica è assai diversa dalla teoria. Saper amare è complicato, ci vuole fortuna e tanto impegno. È questione di chimica, di magici incroci e di culo. Amare è un magnifico stress, il più grande e meraviglioso turbamento dell’anima. Ma è il caso di dire che anche in questo caso la cura è peggio del male.

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