La Pubblica amministrazione si fa i “suoi” giornalisti, la Federazione della stampa impugna il contratto degli enti locali

Il governo ha introdotto nella bozza di nuovo contratto per la pubblica amministrazione i profili dei ‘giornalisti pubblici’ e dei comunicatori. “Inquietante, perché lascia spazio a sviluppi pericolosi, è la definizione di ‘giornalista pubblico’. Le parti hanno deciso di introdurre una nuova figura professionale che, evidentemente, si intende diversa dal giornalista delle aziende editoriali”, afferma Francesco Di Parenti, presidente del GUS-Sicilia, il settore dedicato agli uffici stampa del sindacato dei giornalisti. “Insomma: stessi doveri ma non uguali diritti.” Un giornalista depotenziato.

I profili professionali dei giornalisti sono stati definiti unilateralmente dall’Aran, senza consentire al sindacato di categoria di intervenire nella trattativa. «Per questa ragione, nel ricorso viene chiesto l’annullamento della norma del contratto che disciplina tali profili», dichiarano il segretario generale Raffaele Lorusso e la vicesegretaria Alessandra Costante, responsabile del dipartimento uffici stampa pubblici.

La Federazione nazionale della Stampa italiana ha impugnato quindi dinanzi al Tribunale di Roma l’ipotesi di accordo di contratto collettivo nazionale di lavoro del pubblico impiego, comparto enti locali, nella parte riguardante i profili professionali dei giornalisti. Tali profili sono stati definiti unilateralmente dall’Aran, senza consentire alla Fnsi di intervenire nella trattativa. Per questa ragione, nel ricorso viene chiesto l’annullamento della norma del contratto che disciplina i profili professionali dei giornalisti.
«La regolamentazione dei profili professionali dei giornalisti nel comparto degli enti locali – spiegano il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, e la vicesegretaria Alessandra Costante, responsabile del dipartimento uffici stampa pubblici – non può prescindere da uno specifico tavolo di contrattazione. Agendo unilateralmente, l’Aran non ha rispettato né la legge 150 del 2000, che prevede espressamente l’intervento del sindacato dei giornalisti al tavolo contrattuale, né quanto stabilito dal Tribunale di Roma, che già con una sentenza del gennaio 2006 aveva riconosciuto la piena legittimità della Fnsi a partecipare alle trattative sindacali del pubblico impiego, per la parte riguardante i profili dei giornalisti. La definizione dei profili professionali è un passaggio essenziale e irrinunciabile, ma non può essere fatto sulla testa e in danno dei giornalisti. A nessuno sfugge l’importanza di regolamentare la materia, anche alla luce degli obblighi di pubblicità e trasparenza degli atti e di informazione nei confronti dei cittadini che gravano sulle pubbliche amministrazioni, ma non si può prescindere né dal confronto in sede sindacale, come purtroppo è avvenuto, né dal rispetto dei diritti acquisiti dai giornalisti nel corso degli anni, come si sta tentando di fare. La Fnsi è sempre pronta al dialogo. L’auspicio è che lo sia anche l’Aran».

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