Palermo, grotta in pieno centro diventa abitazione per senzatetto

Una grotta tra quelle che si trovano lungo il sottopasso di via Mattarella, in pieno centro città, a Palermo, è diventata la casa di alcuni senza tetto. La segnalazione arriva da Marcello Robotti, presidente dell’associazione Vivo Civile, che a sua volta è stato informato da alcuni cittadini della presenza del nucleo familiare nella zona di villa Trabia.

Dietro al cancello serrato, che chiude l’abitazione improvvisata, nascosta dai rampicanti si intravede una tenda. Il resto è lo stesso Robotti a raccontarlo: “Sono andato a constatare di persona dopo avere ricevuto segnalazioni dai cittadini – riferisce – e ho potuto notare che in una delle grotte che costeggiano via Mattarella c’era un cancello coperto da alcuni rampicanti. Mi sono avvicinato e ho sentito il suono una radio e voci di persone. Nell’aria si distingueva anche l’odore del cibo che era in preparazione”. I vigili urbani e il 113 sono stati allertati e hanno fatto le verifiche del caso. Robotti attacca: “Una città che punta sull’accoglienza e sui diritti, che è Capitale della cultura, non può consentire che, allo stesso tempo, una famiglia viva dentro una grotta, per quanto attrezzata”.

Il Comune ha provato a intervenire, ma senza successo, come spiega l’assessore alle Politiche sociali Giuseppe Mattina: “Non siamo riusciti a parlare con nessuna delle persone che stanno dentro. Non sappiamo chi c’è. L’unità del servizio sociale che è andata a fare il sopralluogo ha avvisato la polizia municipale che lì c’era un cancello chiuso. Vista la presenza di un catenaccio che chiudeva il cancello, gli operatori dei servizi sociali hanno fato la segnalazione ai vigili urbani”.

Ma quello segnalato da Robotti non è un caso isolato in quella zona, come ricorda Giuseppe Mattina: “I servizi sociali hanno fatto un sopralluogo la settimana scorsa in via Mattarella e hanno trovato più situazioni. In un caso i servizi sociali hanno parlato con due persone senza fissa dimora. I servizi sociali hanno parlato con loro, si tratta di due persone conosciute dagli operatori, due senza fissa dimora ‘classici’, i servizi sociali hanno provato ad attivare un intervento. I servizi su strada che li conoscono e fanno il giro su strada hanno l’obiettivo di trovare insieme a loro un percorso di fuoriuscita dalla situazione in  cui si trovano. Mi riferiscono che però in questo momento è stato rifiutato il percorso di presa in carico. La situazione è monitorata. Ma questo richiede tempo per far prendere la volontà a queste persone di intraprendere un cammino che porti alla presa in carico”.

Mattina, infine, sottolinea come “il principio complessivo deve essere che i percorsi si fanno in due, le persone devono volersi fare aiutare. Bisogna incontrarsi e fidarsi vicendevolmente”