Coronado, magie da numero 10. Ricordando Zauli, Pastore e Vazquez… I VIDEO

La tripletta è l’assolo che mancava. Igor Coronado s’è portato a casa il pallone celebrativo e anche l’applauso di quei tifosi che sorridevano maliziosi guardando il numero che si portava sulle spalle. Perché di numeri 10, di maglia o di fatto, a Palermo ne sono circolati diversi e di altissima qualità negli ultimi anni. E il paragone tra presente e passato è istintivo e spontaneo, specie se la nostalgia è sentimento comune che tiene in piedi la tribù rosanero. Meglio rifugiarsi nel comodo decennio zampariniano che si è chiuso con la prima retrocessione in B che vivere quest’epoca contrassegnata dall’incubo del fallimento.

Coronado in questi primi mesi a Palermo ha pagato anche questo, sentirsi sempre gli occhi addosso, portare la responsabilità di essere l’uomo a cui venivano affidate le chiavi della speranza. Uomo fantasia in una squadra monocorde affidata alla sue giocate e alla straripante esplosività di Rispoli. Missione non facile ma neanche impossibile perché questo campionato si definisce equilibrato per non dire mediocre. I piedi sono quelli del fuoriclasse, la testa anche, il fisico nel suo complesso lo ha ancorato ad una dimensione meno nobile dei suoi illustri predecessori.

Perché non bisogna dimenticare che Zamparini ha portato a Palermo fior di numeri 10. In principio fu Lamberto Zauli a farci vedere cose che noi umani rosanero che ci eravamo abituati al massimo a Bombardini e Musella non potevamo credere potessero esistere. Poi è arrivato Javier Pastore, lui davvero un predestinato, stella fra le stelle di una stagione indimenticabile, l’uomo che portò il rosa ai confini della Champions ed in finale di Coppa Italia. Ed evitò i primi guai finanziari a Zamparini lasciando in cassa la cifra (allora) record di 40 milioni.

E con l’argentino giocò un altro numero 10, Josip Ilicic che, in onore alle sue origini slave, magari non sempre aveva la luna in marte, ma avercene come lui. E se ne accorge adesso anche Gasperini, suo critico allenatore a Palermo, suo massimo estimatore a Bergamo.

Infine Franco Vazquez, argentino come Pastore e come Pastore uomo che con la palla saltava i preliminari e arrivava dritto dritto all’orgasmo. Mai visti tanti tunnel in Italia come nei suoi tre campionati con la maglia del Palermo. Poche parole, tanti dribbling, fisico d’acciaio, polmoni da mediano e piedi presi in leasing dal dio del pallone, Vazquez tante partite le vinceva da solo. Figurarsi quando accanto si è trovato Dybala nella fase ascendente.

Chi ha ancora davanti agli occhi questi quattro divini non può certo impressionarsi per la tripletta di Coronado al Carpi. Ma dovrà anche ammettere che il brasiliano sta al Palermo di Tedino come Pastore a quello di Delio Rossi. E che grazie a giornate come queste che cominciano ad essere più frequenti (al di là dei tre gol) il Palermo ha speranze di tornare in serie A. E probabilmente evitare l’autoestinzione.

 

 

 

 

 

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