“Picchiano le maestre e non frega niente a nessuno”

“La verità è che sotto sotto che un’insegnante venga presa a pugni è una notizia che fa sorridere. Non c’è condanna, solo un imbarazzante silenzio. Prova ne sia che nessuna solidarietà è arrivata dal Comune o dall’Ufficio Scolastico oppure magari da qualche associazione di genitori sempre in prima fila a condannare chi insegna”.

Chi parla ha 25 anni di cattedra in una scuola di frontiera, una zona un po’ più problematica del quartiere che ospita il plesso dove è avvenuto il fattaccio, l’aggressione da parte di un padre, già denunciato e con precedenti per rissa, ad una maestra che faceva notare che le frequenti assenze del bambino ne compromettevano il rendimento scolastico. Chiede l’anonimato “perché esporsi in prima persona quando sei del tutto isolata è un inutile atto di eroismo. E non ho difficoltà ad ammettere che io ho paura”.

La maestra aggredita l’ha conosciuta qualche anno fa, ad inizio carriera “ma questo non incide, è una collega come altre. C’è rabbia da tempo per il rapporto con le famiglie che, specie in alcuni quartieri, è molto conflittuale. I genitori si sentono giudicati, probabilmente hanno sensi di colpa per ciò che non riescono a fare. Sono gli che magari a casa o persino a scuola riempiono di botte e insulti i loro figli – e sono scene viste con i nostri occhi – ma che non tollerano che gli stessi siano rimproverati dagli insegnanti. Come se si sentissero giudicati, come se la scuola non dovesse influire sul sistema educativo del bambino, come se noi non dovessimo mai evidenziare i comportamenti degli alunni che sono in fondo la riproduzione delle dinamiche domestiche. Siamo i nemici, non gli alleati, così ci vedono. Sentono la scuola come un peso non come un momento di crescita. Quando richiami un bambino è come se si mettesse l’attenzione sul comportamento delle famiglie. Perché se un bambino fa assenze arbitrarie la responsabilità di chi è se non dei genitori? Meglio limitarsi alle tabelline e ai riassunti, è cosi che in molte zone di Palermo pensano che dovrebbe essere la scuola. E poi diciamola tutta: a 10 anni molti bambini sono più colti di molti dei loro parenti. E questo può essere inconsciamente un’altra colpa. Ma lo sapete quante volte chi insegna nelle periferie si trova davanti a situazioni di pericolo? Venite all’orario di uscita, portate fotografi e telecamere, guardate in faccia padri e madri e forse capirete meglio di cosa parlo. Il sistema di eccessiva protezione dei figli vale dovunque, solo che in via Libertà magari tendono a delegittimare l’autorevolezza dell’insegnante o ti segnalano al dirigente scolastico, in periferia ti picchiano, direttamente, senza tante cerimonie. E sapete questo cosa produce? Da un lato gli insegnanti, terrorizzati, possono essere tentati di abbassare il livello di controllo per paura, dall’altro i bambini sentono di avere potere, di avere un alleato che punisce le maestre se queste si comportano male. Il mondo al contrario, ecco qual è il risultato. E tutto questo nel silenzio generale. Uno schifo, non c’è altro da dire”.

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