La fine giuliva della “democratura renziana”

In una Palermo che nei millenni ha avuto un solo moto rivoluzionario, i Vespri, quando un francese invasore palpò il seno prosperoso di una donna; dove i moti partigiani antifascisti non si sono mai visti dal 1922 sino al 2018, oggi sorge coraggioso il Circolo di Partigiani. Disposti, se non a morire, almeno a rinunciare a qualche notte di Movida, pur di sconfiggere il satrapo toscano.

Ora sto cominciando la revisione spietata di tutti i miei errori storici e politici. In questa settimana di Primavera a radio3Primapagina legge, risponde e commenta un Divo: è Alessandro Giuli.

Il dadaista Pierangelo Buttafuoco così lo descrive e rimpiange “È cresciuto studiando Julius Evola, il filosofo di Rivolta contro il mondo moderno, e pubblicare il suo libro con la Einaudi è ben più che una provocazione… è scappato da Il Foglio di Cerasa, perché quel giornale è diventato Renziano per convenienza…».
Studi filosofici, padronanza della lingua e degli scioglilingua, Giuli si ora accasato nel moderato, colto e imparziale foglio di Vittorio Feltri Libero Quotidiano (nomen omen). L’unico giornale che può fare a meno delle fakenews. E la Rai dell’orfanella Bianca Berlinguer, della Annunziata di Antonello da Messina e dell’allegro Sigfrido Gabanelli lo nomina profeta di una delle 35 settimane di informazione e dibattito elettorale e postelettorale (credo che continueremo così sino a Ferragosto, politica mia non ti conosco!).
Oggi – lo riconosco – ha continuato ad aiutarmi nel mio processo, sofferto ma necessario, di autocritica.
E’ allegro Alessandro. L’allegria composta di chi ha capito che finalmente nella vita ha scollinato (alla Nibali sanremese) e il resto della sua esistenza è tutto ormai in discesa.

Il Popolo di Cittadini Italiani si libera così facilmente in pochi mesi di Matteo Renzi e dei Riformisti?

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