Inchiummata Europea

Il saldo rischia di essere salatissimo. I conti tra la Sicilia e l’Europa non tornano. Da una parte, i fondi comunitari sprecati e rimandati indietro per assenza di progetti validi, dall’altra le enormi sanzioni a cui la Sicilia è sottoposta, soprattutto in materia di acque e rifiuti. Non a caso, la poltrona lasciata vacante dopo meno di un mese dall’esponente Udc Vincenzo Figuccia, che il suo stesso partito ha fatto fatica a rimpiazzare, almeno fino a poche settimane fa, quando il veneto Alberto Pierobon (gradito all’ex ministro Galletti) ha sciolto la riserva, accettando l’incarico. E la delega più scomoda del governo guidato da Nello Musumeci.

Sul fronte della depurazione, la nuova stangata arrivata proprio in questi giorni impone all’Italia una maxi multa da 62 milioni di euro, di cui oltre la metà sarebbero sanzioni alla Sicilia. Comuni che non depurano le acque reflue, impianti malfunzionanti, impianti insufficienti. Un sistema colabrodo nel quale i rischi sono sempre dietro l’angolo, sia per via di quelle porzioni di costa in cui gli scarichi non passano attraverso nessuna forma di depurazione, sia laddove gli impianti di depurazione esistono, ma sono dimensionati per il numero di residenti, non tenendo conto del fatto che la popolazione in estate arriva ad essere anche 10 volte superiore rispetto a quella residente in inverno.

E poi ci sono i rifiuti. E lì è un sistema completamente da riformare. Discariche al collasso, differenziata a livelli imbarazzanti, impianti per il compostaggio pressoché inesistenti. E quell’unica via che sembrano essere gli inceneritori, nonostante tutti i limiti degli impianti e l’impopolarità che comporterà una scelta di questo tipo. Ma la Sicilia sembra ormai al capolinea, sia in termini di gestione dei rifiuti, sia dal punto di vista contabile, sobbissata dalle continue multe per i libelli di differenziata bassissimi.

Ma, a quanto ammontano le sanzioni della comunità europea all’Isola che depura male e differenzia peggio? Il paradosso è che non lo sa nessuno. Quante multe? Da pagare in quanto tempo? Quali i Comuni maggiormente colpiti? Domande di cui la Sicilia dovrà conoscere la risposta a stretto giro per fermare l’emorragia. E che l’eurodeputato Cinquestelle, Ignazio Corrao, ha già inoltrato all’Europa. Il danno ormai è fatto. Conoscerne l’ammontare potrebbe essere un buon inizio per rimettere insieme i cocci di una Regione ormai al collasso.

Ma se Corrao vuole vederci chiaro sulle uscite dai bilanci siciliani verso la comunità europea, ecco che a fare i conti sulle entrate è invece il primo inquilino di palazzo d’Orleans. ”Abbiamo miliardi nel cassetto – ha ammesso – ma non possiamo investirli perché non ci sono progetti, rischiamo di restituire all’Europa il denaro che è stato messo a disposizione, perché non c’è stata qualità nei progetti”. Eccolo lì, l’altro filone di quell’incessante emorragia che impedisce lo sviluppo della Sicilia attraverso le politiche europee.

E non si tratta di allarmismo, ma di un dato messo nero su bianco dal capo del governo regionale. A parlare è appunto il governatore dell’Isola, Nello Musumeci, nel corso dell’incontro a Roma con la stampa estera per presentare “la Sicilia che verrà”. E così ecco che è proprio il primo inquilino di palazzo d’Orleans a riconoscere che non si tratta di qualche milione di euro, ma addirittura miliardi, che restano nel cassetto e non vengono spesi. Tutto questo mentre la Sicilia è al collasso e la sessione di bilancio si apre con l’arrivo della primavera, una stagione che nell’immaginario collettivo dovrebbe portare l’ottimismo. Ma in questo caso c’è ben poco da essere ottimisti. I conti non tornano e quella che si profila, tra mancate entrate e uscite a sei zeri, sembra essere proprio un’inchiummata europea.

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