Il dopo Sgarbi, ecco le soluzioni

Nello Musumeci non vuole rotte le scatole. Fosse stato Crocetta avrebbe cacciato Vittorio Sgarbi già da diversi giorni. Su questo Giancarlo Cancelleri ha ragione da vendere, ma sbaglia nel ritenere perdente nel confronto il Governatore catanese che si è comportato davvero da “fascista perbene“. Non era tempo di purghe, meglio creare le condizioni affinché fosse il popolo siciliano a chiedergli di far fuori, dopo poco più di 100 giorni, il critico d’arte più scurrile del mondo. Sensibile al giudizio all’opinione pubblica, per calcolo politico più che per vanità, Musumeci ha lasciato sfogare Sgarbi lasciando che da solo compromettesse la sua immagine anche nel periodo post elettorale, certo che Forza Italia non avrebbe alzato le barricate per difendere il meno politico dei suoi assessori, considerato dai più alla stregua di un corpo estraneo. Non ha mai risposto alle provocazioni di Sgarbi e neanche alle sollecitazioni di provvedere alla sua rimozione coatta che strumentalmente gli arrivavano da sinistra e dai Cinquestelle.
Ha incassato con disinvoltura le critiche di chi gli contestava la scelta iniziale, sapendo che sarebbe durata poco la tortura di sopportarsi una presenza così ingombrante e mai del tutto digerita. “Non sono la sua badante” è stata la risposta che ha segnato il punto di non ritorno. E del resto quando un presidente imbraccia il fucile e spara queste sentenze, l’assessore che prova a fargli saltare i nervi a colpi di pistolettate ad acqua è un assessore morto.
Ora si scatenerà una lotta intestina per capire a chi toccherà la successione. Forza Italia reclamerà l’avvicendamento ritenendo Sgarbi in quota propria? Questa è la soluzione che lo stesso Sgarbi ha suggerito lasciando sul piatto l’ultima (o penultima) polpettina avvelenata. Musumeci imporrà la sua legge puntando su un “Bellissimo” sacrificato al primo giro in attesa dell’addio di Sgarbi? Oppure si percorrerà ancora una volta la strada di un tecnico per non turbare gli equilibri interni? Se prevarrà quest’ultima ipotesi, gli indizi sono sparsi in giro per la Sicilia, negli altri due casi si dovrà guardare ad occidente, precisamente tra Palermo (dove Alessandro Aricò ha il ticket con il numero 1 e il Sovrintendente del Mare, Sebastiano Tusa è l’alternativa tecnica) e Trapani, dove il malcontento berlusconiano segna da tempo temperature da ricovero.

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