Più candidati che elettori: la sinistra prepara le amministrative…

Di certo c’è che lo strappo è tutt’altro che ricucito. E le macerie della sinistra rimaste dopo il passaggio dello tsunami Cinquestelle alle elezioni politiche del 4 marzo rischiano di ridursi in polveri sottili. E la sinistra non sembra aver imparato la lezione dopo l’ecatombe del 4 marzo.

Così ecco una nuova costellazione di assemblee convocate nel fine settimana, per fare il punto soltanto tra “i parenti della zita”. Ieri sera Erasmo Palazzotto (LeU), unico deputato di sinistra eletto nel collegio di Palermo, ha chiamato a raccolta i suoi, ammettendo che quella appena trascorsa è stata “una campagna elettorale difficile, un risultato insufficiente, un Paese frammentato, diviso, impaurito. Ma noi continuiamo a credere che tutto possa cambiare e che per farlo dobbiamo cominciare a cambiare noi stessi”.

Questa mattina, invece sarà la volta dei partigiani dem, che convocano i loro all’Istituto Gramsci siciliano ai Cantieri culturali alla Zisa. Sabato prossimo, invece, toccherà ad Antonello Cracolici, che chiama alle armi i simpatizzanti all’hotel La Torre a Mondello, scrivendo nell’invito che “chi ama la politica non può rassegnarsi dopo la grave sconfitta. È il tempo della ricostruzione”. Insomma, non si rassegna nessuno, ma l’unica cosa su cui sembrano essere d’accordo le diverse anime della sinistra dentro e fuori il Pd è l’attitudine a fare il punto. Ciascuno per conto proprio.

Intanto, mentre a sinistra si guarda al passato, le amministrative di giugno sono dietro l’angolo. E coinvolgeranno praticamente mezza Sicilia, per il rinnovo di 137 amministrazioni comunali. Ed ecco che, ancora una volta, l’unica certezza sembra essere la corsa per prendere un voto in più dei “compagni”. E perdere puntualmente le elezioni.

A Catania, le candidature espressione del Pd sono almeno due: Enzo Bianco da una parte, Emiliano Abramo dall’altra. A queste potrebbe aggiungersi la sinistra radicale, che guarda con interesse alla proposta politica di Abramo, ma non è convinta dagli endorsement dell’ultima ora, da Nicola D’Agostino, fino a Luca Sammartino.

Stessa dinamica a Ragusa, dove da una parte si caldeggia la candidatura di Calabrese, vicino al capogruppo all’Ars Giuseppe Lupo, e dall’altra si fa strada il nome di Giorgio Messari. A Siracusa, da una parte c’è Giancarlo Garozzo, dall’altra ci sono gli anti-Garozzo. A Messina, da una parte ecco Antonio Saitta, dall’altra Felice Calabrò, ex uomo di Genovese che fa capire di essere interessato. Senza contare, fanno notare da ambienti vicini a LeU, che ci sarebbe anche “un sindaco di sinistra uscente, tale Renato Accorinti”.

A Trapani in casa dem i giochi sembrano ancora da farsi, mentre dalle parti di LeU si guarderebbe con interesse alla disponibilità di Giacomo Tranchida, su cui invece il Pd non sembra disposto a investire. E ancora, a Comiso tra Digiacomo e l’uscente Spataro, mentre a Partinico sembrerebbe profilarsi un vero e proprio derby, con una candidatura espressione dell’area che fa riferimento a Lupo e una seconda candidatura vicina invece alla corrente capitanata da Cracolici.

E se i partigiani dem paventano il rischio di un “secondo tempo del disastro”, ecco che da LeU invece ammettono che “il punto vero è capire cosa sia il Pd in Sicilia. Le doppie candidature che si profilano un po’ dappertutto corrispondono di fatto a due partiti differenti. Sinceramente se le amministrative dovessero rivelarsi il luogo della conta tra le diverse correnti del Pd, noi ne stiamo alla larga”. Dal centrodestra e dal movimento Cinquestelle, intanto, ringraziano.

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