Costruzioni, piccoli artigiani a rischio. Anaepa: “Rivedere il codice degli appalti”

La crisi nel settore delle costruzioni è sempre più preoccupante e a pagarne le spese sono gli artigiani. È questo l’allarme lanciato da Anaepa (Confartigianato Edilizia) Sicilia, anche in considerazione della Centrale unica di committenza degli appalti, che porterebbe vantaggi alle imprese più organizzate, tagliando fuori i piccoli artigiani.

Le “ammaccature” del settore sono evidenti e, osservando i dati dell’Osservatorio economico di Confartigianato, vengono fuori numeri allarmanti: meno 1,9 milioni di valore aggiunto prodotto dal comparto dal 2008 al 2016; meno 66 mila occupati dal 2008 al 2016; meno 5.081 imprese artigiane registrate dal III trimestre 2009 al III trimestre 2017; meno 3.036 compravendite dal IV trimestre 2011 al IV trimestre 2016; e meno 2,7 miliardi di finanziamenti da agosto 2011 a agosto 2017.

Ciò che preoccupa ulteriormente, adesso, è il ribasso nelle aggiudicazioni delle opere pubbliche, dopo la modifica apportata dal decreto legislativo 56/2017 al codice degli appalti pubblici. “Va ripristinata – spiega Francesco Grippaldi, presidente regionale Anaepa – la variabile in diminuzione che manteneva contenute le soglie di aggiudicazione dei lavori con una forbice tra il 10 e il 20%. Oggi invece le soglie vanno oltre il 35%, favorendo di fatto solo le aziende più grandi”. Motivo per il quale Anaepa Confartigianato sollecita un incontro urgente con l’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, per sollecitare anche le opportune modifiche riguardo i criteri di aggiudicazione e calmierare il codice degli appalti.

“Il codice degli appalti – spiega il presidente regionale degli edili Grippaldi – va rivisto per tutelare la fetta più piccola dei nostri artigiani. Bisogna pensare anche che con la centrale unica di committenza (Cuc) si verrebbe a creare un meccanismo che potrebbe mettere sempre più in difficoltà i piccoli, che non possono permettersi di applicare ribassi così elevati”.

Ma oltre al codice degli appalti, un tema prioritario è anche quello della manutenzione straordinaria delle infrastrutture pubbliche e private. “Occorre avviare – dice Grippaldi – un serio programma di manutenzione, ripartendo quindi dall’esistente. E consentire così, attraverso le nostre maestranze, il rilancio del territorio regionale”.

Si parla spesso di centri storici degradati, di musei e teatri in condizioni di precarietà. Il rilancio dei beni culturali potrebbe essere la carta vincente per far ripartire lo sviluppo della nostra isola, facendo sì che la manutenzione straordinaria diventi la mossa trainante. Investire in interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni culturali e ricreativi della Sicilia porterebbe probabilmente anche alla crescita di questo flusso di turisti. Ma non solo: se fossero direttamente coinvolte le 20.861 imprese del territorio che si occupano di installazione di impianti, completamento e finitura di edifici, attività di conservazione e restauro di opere pubbliche e attività di servizi per edifici e paesaggio, di cui oltre la metà (55,8%), pari a 11.635 unità, sono artigiane, si aggiungerebbe un ritorno in termini economici per il tessuto imprenditoriale dell’intera Isola.

Giusi Diana

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