Simona Vicari: “Chi governa in Sicilia qualcosa l’avrà sbagliata”

“Sinceramente, una vittoria di queste dimensioni del Movimento Cinque Stelle non me l’aspettavo. In questi giorni c’è chi grida e rivendica singoli risultati dei partiti, a dir loro numeri in crescita. Può anche darsi, ma il dato non è la percentuale nel sistema proporzionale, il dato è che negli uninominali tutte le persone candidate non hanno ottenuto la fiducia del popolo”. Ipse dixit Simona Vicari, candidata nel collegio plurinominale Lombardia Senato 1 con Noi con l’Italia. Insomma l’ennesima “big” siciliana della politica per la quale le porte di Palazzo Madama sono rimaste chiuse.

Cosa farà adesso, una volta uscita dalla scena politica parlamentare, almeno per i prossimi cinque anni, Vicari ammette di non saperlo ancora. “Ho tante cose da seguire, penso che continuerò ad occuparmi di politica, perché le battaglie in cui credo non possono essere interrotte dall’assenza pro tempore di una carica”.

Sicuramente, sottolinea ancora, “bisogna fare un’analisi profonda, il dato che io ne traggo è che chi rappresenta oggi la Regione, in questi mesi qualcosa l’avrà sbagliata, per conseguire un risultato di questa portata”. L’altro dato, secondo Vicari, è invece decisamente più complessivo e riguarda “la Sicilia, come tutte le altre regioni del Sud. Il vento dei Cinque Stelle è un vento che bisognava capire per tempo”.

Quale, l’errore maggiore? “Certamente qualcosa non ha funzionato. Troppa poca umiltà, un po’ di arroganza e il non comprendere che le battaglie andavano portate avanti con continuità. In più nel caso di Noi con l’Italia, eravamo un partito nuovo, che doveva farsi conoscere in pochi mesi. Questo gap lo recuperi in poco tempo con la credibilità dei politici che vivono e conoscono i territori. Forse è mancato questo”.

“Bisogna fare un bagno di umiltà da parte di tutti, perché questo voto non può essere lasciato così, perché anche con tutte le cose che i Cinque Stelle hanno combinato dove governano, il risultato è stato questo qui”.

“Al Nord, dove c’è economia, dove c’è sviluppo, dove ci sono le imprese, la gente ha ritenuto i Cinque Stelle non affidabili. Al Sud, dove invece si vive una situazione drammatica, ecco che il voto ai Cinque Stelle è indice di grande esasperazione. Tutto questo non può non essere analizzato per farne un momento di riflessione politica: abbiamo dimenticato i luoghi in cui si discute e si elabora collettivamente. È da lì, dalla politica nei territori, che dobbiamo ripartire”.

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