Mimose esplosive

La tentazione sarebbe quella di proporvi le righe che seguono senza spiegazione alcuna, per non fare torto all’arguzia con cui Laura Compagnino ci ricorda che anche la Festa della Donna (sic) possiede il suo bagaglio di retorica, insopportabile sino quasi a farci dubitare delle motivazioni che tengono in piedi ancora oggi, nel 2018, una ricorrenza che nel suo aspetto più autentico dovrebbe essere quotidiana.

Questo post, estendendo il pensiero dell’autrice, intendiamo dedicarlo a tutti quelli che eviteranno di vendere mimose vere e simboliche, mascherando dietro quel rametto di palline gialle l’assenza di rispetto e l’incapacità d’amare.

“Già le immagino alcune donzelle domani. Pronte ad assistere a uno spogliarello orrido con un tascione depilato e unto di olio come una scadente melanzana fritta. Inorgoglite sin dal mattino per quelle due mimose semi puzzolenti regalate da qualcuno – perché è la festa delle donne, non si mancano le tradizioni – e scatenate a condividere su Facebook le frasi di Rita Levi Montalcini sulla ribellione.

E immagino anche i maschi politically correct in preda a un’euforia di neo femminismo, che ribadiranno come le donne non si tocchino neanche con un fiore (qualcuno non le tocca neppure col pensiero, per fortuna delle malcapitate oggetto di queste attenzioni). I tg, e i giornali, e i social, ci ricorderanno domani quante siano le vittime del femminicidio, quante donne siano ancora lontane dalla tolda di comando, quanto nel mondo siano sfruttate. Insomma anche l’8 marzo marzo 2018, come quelli degli anni precedenti, sarà un trionfo della retorica, un rincorrersi di luoghi comuni pieni zeppi di melassa.

Domani ci vorremo tutti bene.

E sarà da bandire chiunque dica che la femen con le tette di fuori davanti a Berlusconi, è stato uno spettacolo pietoso come pochi, che quasi quasi avrà fatto bene l’ottuagenario a pensare: “di meglio ne ho buttate”. No, domani non si potrà dire né pensare, perché siamo a favore delle donne, persino di quelle cretine, narcisisticamente ebeti, inutilmente esibizioniste.

Dal 9 in poi si tornerà a essere come sempre, a derubricare sotto la voce “dissapori coniugali” la denuncia fatta da una donna vessata e stremata ai colleghi del marito in una caserma, a quella frasetta classica e sempre d’effetto “l’ha data a tutti, per questo sta lì”, o alla guerra fra femmine che nulla ha da invidiare ai conflitti termonucleari. Trascorsa la mezzanotte di domani, la mimosa ricevuta sarà già sfiorita, appassita come tutti i buoni propositi e le belle parole della festa delle donne”.

 

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