Terremoto a sinistra, Fava chiede a Epifani di rinunciare al seggio

Per ricostruire la sinistra bisogna ricominciare dai territori, dal contatto con la gente, dall’interlocuzione col mondo reale e coi problemi di tutti i giorni. È questo il senso di una lunga riflessione che Claudio Fava affida ai social network, nella quale invita Guglielmo Epifani, eletto alla Camera in Sicilia del collegio orientale, a rinunciare al seggio in favore del primo (anzi, la prima) dei non eletti.

“Se davvero volessimo dare segno di aver compreso le ragioni della disfatta – è la reprimenda di Fava -, se davvero volessimo proporre a sinistra una riflessione che metta da parte rendite di posizione e carriere, se davvero volessimo fare atto di contrizione e di verità e riconoscere che una nuova cultura politica si costruisce premiando meriti, risorse, energie, legami reali con la vita e con il territorio (e non appartenenze, caminetti e nomenklature), se davvero Liberi e Uguali volesse far ammenda e tesoro della sconfitta chiederebbe a Guglielmo Epifani di dimettersi dal seggio di deputato ricevuto grazie a una candidatura bloccata su tutti i collegi della Sicilia orientale. E in attesa che lo faccia LeU, lo faccio io”.

Secondo l’ex presidente della commissione nazionale antimafia, candidato alla presidenza della Regione alle scorse regionali e unico eletto della lista Cento Passi per la Sicilia all’Assemblea Siciliana, “Epifani dovrebbe dimettersi e lasciare il seggio a Maria Flavia Timbro, la donna che era in lista alle sue spalle e che ha contribuito (lei assieme ai molti e bravi compagni di Messina e di Enna, al lavoro straordinario costruito da ciascuno di loro in questi mesi a partire dal progetto dei 100Passi) a far scattare il seggio nella circoscrizione della Sicilia orientale. Senza il dato numerico di quella città, senza il loro lavoro, senza l’onesta generosità di quella gente, senza il legame concreto che hanno costruito con un territorio saccheggiato in questi anni dalla peggior politica, il seggio non sarebbe scattato. Ed Epifani, imposto come capolista in tre collegi su tre dalla modestia e dalla cecità politica dei facitori romani delle liste di LeU, non sarebbe stato eletto”.

Insomma, Fava – che già al momento della costruzione delle liste aveva preso le distanze dalle modalità con cui erano state costruite quelle di LeU – non ci gira attorno: l’ex sindacalista Epifani “si ritrova deputato non per meriti suoi o dei suoi protettori ma per la bravura e la generosità di chi ha portato quei voti in più, quei consensi in più che hanno fatto la differenza”.

“Lo dico con forza – sottolinea ancora il deputato regionale – perché sento già le comode giaculatorie sugli errori della sinistra, sulla necessità di capire e di ripartire, di imparare la lezione degli elettori e via declamando. Bene: esiste un modo concreto per dimostrare che quella lezione (che è di vita, prima ancora che di politica) l’abbiamo, anzi, l’avete compresa: chiedete a Epifani di fare un passo indietro. Rimediate a una tessitura delle liste fabbricata su misura per amici, sodali e compagni di corrente. E permettete a una compagna brava, che di quel collegio è espressione vera perché ne ha raccolto uno ad uno voti e lamenti, di rappresentare la Sicilia in Parlamento. In caso contrario, abbiate almeno il pudore di non dire che questa sconfitta vi ha insegnato qualcosa“.

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