Parola di Aricò: “I Cinquestelle non vinsero a novembre per merito di Musumeci”

Tanto tuonò che piovve. I mal di pancia mal celati nella maggioranza del governo regionale sono pronti ad uscire allo scoperto dopo la tornata elettorale indigesta per molti – troppi – big del centrodestra siciliano. Mentre altrove si festeggia per il risultato della coalizione di centrodestra, in Sicilia è tempo di bilanci, nella terra in cui i Cinque Stelle hanno conquistato 28 collegi uninominali su 28. Un cappotto che non si vedeva dal 61 a 0 targato Micciché e che arriva ad appena quattro mesi dalla vittoria del centrodestra alle regionali.

Ma ecco che a mettere le proverbiali mani avanti è Diventerà Bellissima, per voce del capogruppo all’Ars, Alessandro Aricò, secondo cui si tratta della “dimostrazione della grande impresa conseguita alle scorse regionali dal centrodestra. Ciò è stato possibile grazie a una coalizione forte e coesa, attorno a un candidato credibile e capace come Nello Musumeci che ha rappresentato un fondamentale valore aggiunto, così come la lista di DiventeràBellissima”.

Insomma, il valore aggiunto che ha portato alla vittoria, in quel caso sarebbe stato proprio Nello Musumeci col suo movimento. Ma in molti tra i ben informati sanno bene cosa cova sotto la cenere. Intanto la campagna elettorale, giocata molto in sordina, in virtù dei seggi blindati ai plurinominali. E poi il disinteresse, secondo gli scontenti, di Musumeci nei confronti dell’intera campagna elettorale.

Così ecco che anche il commissario forzista Gianfranco Micciché prova a gettare acqua sulla cenere che cova, parlando di “risultato straordinario” di Forza Italia nell’Isola. “La Sicilia – dice – è la regione più azzurra d’Italia, col 21 per cento dei consensi è qui che Forza Italia ottiene il suo miglior risultato. Siamo cresciuti di cinque punti percentuali, passando dal 16 per cento delle recenti elezioni regionali, al 21 per cento”.

Ma per quanto Musumeci (per voce di Aricò) e Micciché provino a sedare gli animi, non si profila un periodo sereno per la politica siciliana. Intanto perché il giorno del voto è ormai passato e adesso Musumeci dovrà sciogliere ogni riserva sulle nomine di sottogoverno che aveva scelto di posticipare alla fine della campagna elettorale. E poi il rimpasto di giunta, quella poltrona all’assessorato all’Energia ancora vacante, il ruolo di Vittorio Sgarbi, che con ogni probabilità resterà ancora nell’esecutivo regionale, lo scontento dei più nei confronti degli assessori che non si sono spesi in campagna elettorale, l’esclusione della Lega dal governo.

In soldoni, di cenere, sotto il tappeto, se n’è accumulata parecchia. E in molti non escludono che a stretto giro possa formarsi un nuovo gruppo che faccia riferimento al Carroccio all’Assemblea regionale, con diversi deputati disposti alla folgorazione sulla via di Salvini. È tempo di resa dei conti, insomma, in casa Pd, ma non solo. Gli equilibri vanno ritrovati in fretta, anche alla luce della prossima tornata delle amministrative, a giugno 2018. Perché le campagne elettorali non finiscono mai.

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