Nervi tesi nel centrodestra: a breve un rimpasto nel governo Musumeci?

Centoventi giorni fa il centrodestra siciliano festeggiava il ritorno – e che ritorno – sulla tolda di comando. Ed era tutto un cantar le lodi dei protagonisti di una rivincita covata per oltre cinque anni, dalla seconda metà del governo Lombardo a tutta l’esperienza Crocetta che ha rappresentato per molti un vero e proprio attraversamento del deserto.

Giusto quattro mesi dopo è tutto cambiato e per certi versi comincia la resa dei conti. Il fallimento siciliano proprio nei collegi uninominali, dove la coalizione si ripresentava coesa proprio come alle elezioni regionali, ha provocato più di un mal di pancia. Nella lista degli accusati il primo nome eccellente è proprio quello del presidente Nello Musumeci di cui tutti hanno apprezzato la sobrietà nella gestione di nomine e incarichi nei giorni precedenti le elezioni. Ma non è passato sotto silenzio il fatto che non abbia mai partecipato attivamente alla campagna elettorale. Come poco è stato apprezzato – per usare un eufemismo – il disimpegno di quei privilegiati che, blindati in posizioni di vantaggio e in collegi sicuri, la campagna elettorale l’hanno guardata dalla tribuna coperta, senza mai scendere in campo. La loro maglietta è rimasta intonsa, senza una goccia di sudore e questo potrebbe creare non pochi problemi al Governatore perché se le elezioni nazionali sono ormai andate in archivio, è appena agli albori la legislatura regionale e nella lista degli scontenti figurano nomi di spicco dei due principali partiti della coalizione. Tanto che non è affatto da escludere una richiesta di rimpasto mascherato da una mini crisi di governo, anche in ragione dell’eclatante risultato della Lega di Salvini. Al primo giro Pagano e Attaguile, in rappresentanza dei lumbard, hanno incassato senza far troppo rumore l’essere rimasti fuori da Giunta e sottogoverno e oggi avrebbero invece qualche buon argomento per alzare anche loro il tono della voce.