Spari sulla troupe di Striscia la Notizia, i cronisti: “Ma questo non è giornalismo”

“Nessuna solidarietà”. “Esempio distorto di cosa significhi fare giornalismo”. “Una provocazione”. La maggioranza dei giornalisti palermitani e degli uomini della comunicazione intervistati da ilgazzettinodisicilia.it non ha apprezzato il lavoro dell’inviato di Striscia la notizia Vittorio Brumotti, che si è recato allo Zen per realizzare un servizio sullo spaccio di droga nel quartiere. Resta ferma l’unanime condanna verso chi ha sparato sulla macchina della troupe, ma per lo più i commenti verso Brumotti non sono ‘al miele’.

Durissimo il giornalista Francesco Massaro: “Uno showman che sapeva esattamente quello che sarebbe successo – dice di Brumotti – Facile fare questo tipo di lavoro. Tu vai nella tana del lupo facendo delle cose che inevitabilmente suscitano delle reazioni. L’obiettivo di Striscia non è quello di fare informazione, ma quello di finire sui giornali – prosegue – provocare la reazione e dire ‘guardate quanto siamo bravi’. Nessuno vuole assolvere gli spacciatori, ci mancherebbe, ma questo non è giornalismo d’inchiesta, è sciacallaggio allo stato puro. L’obiettivo – dice ancora Massaro – è quello di fare vedere la macchina con il foro di proiettile e gli inviati aggrediti, presi a pugni o a calci. Fare informazione è un’altra cosa e in una terra come la nostra lo sappiamo bene. Da parte mia nessun tipo di solidarietà a gente come Brumotti – conclude -, fermo restando che l’episodio è assolutamente da condannare e non c’è nessun intento giustificatorio, né verso gli spacciatori né verso chi ha reagito in questo modo”. Dello stesso tono il commento di Tony Siino, blogger e ideatore di Rosalio.it: “Credo che si sia passato un limite – dice lapidario -, queste sono provocazioni e non hanno nulla a che vedere con il giornalismo, soltanto un modo per creare contenuti video ‘forti’ e alzare l’audience”.

Più ‘morbido’ Andrea Tuttoilmondo, segretario regionale dell’Unci, l’Unione nazionale dei cronisti italiani: “Posto il sollievo per il fatto che nessuno si sia fatto del male – dice – la preoccupazione più grande che nutro è che un episodio quantomeno poco accorto, nato per fare spettacolo, venga male interpretato offrendo un esempio distorto di cosa significhi fare giornalismo. L’opinione pubblica è ben consapevole della realtà dello Zen grazie al quotidiano lavoro delle forze dell’ordine, le cui azioni di contrasto allo spaccio di droga vengono rese note con resoconti che trovano puntuale spazio nei mass media. Locali e nazionali. Innescare inutili e pericolose tensioni – prosegue – con gesti che hanno più il sapore della spettacolare provocazione, rappresenta un nuovo, anzi l’ennesimo, spot negativo per un quartiere già costretto a fare i conti con una profonda emarginazione. Per tale motivo, oggi più che mai, sarebbe opportuno ricordare il lavoro di quanti, tra residenti e volontari che provengono da altri quartieri della città, si impegnano per un riscatto concreto dello Zen.

Roberto Ginex, segretario provinciale dell’Assostampa, sottolinea l’importanza di mantenere alta l’attenzione sul territorio dello Zen, ma mette in guardia sui rischi della spettacolarizzazione: “Quanto accaduto va condannato con fermezza – dice – Violenza inaudita da parte di una criminalità che continua a controllare a vario titolo pezzi di città, come lo Zen che da sempre a Palermo è uno dei luoghi di spaccio. Va anche detto che oggi il confine tra spettacolo e giornalismo rischia di non essere marcato soprattutto dai cittadini-utenti. C’è differenza tra chi fa informazione di denuncia attraverso un programma spettacolo e chi fa il giornalista raccontando storie, fatti e persone andando anche sul campo. Un giornalista non deve essere né un attore né un supereroe. Questa storia – prosegue Ginex – nasce in modo sbagliato fin dall’inizio, perché un giornalista che sa i fatti e conosce questa città non avrebbe mai agito in modo così azzardato, altra cosa è la sovraesposizione pur di conquistare un attimo di celebrità a tutti i costi. Ma sono certo che non è il caso di Vittorio Brumotti che è molto apprezzato per essere un grande e specialista della bicicletta e al quale va il simpatico abbraccio dei giornalisti palermitani che probabilmente mai si sarebbero sognati di andare a sperimentare quel servizio. E non è una questione di schiena dritta”, conclude il segretario provinciale dell’Assostampa.

Di diverso tono il commento di Accursio Sabella, direttore di Livesicilia: “Quello che è accaduto è gravissimo – dice – E ancora una volta mette in luce le condizioni in cui spesso, a prescindere dal grado di violenza degli atti di cui sono vittima, sono costretti a lavorare i cronisti in una terra difficile come la Sicilia”. Infine, per William Anselmo, direttore di Mediagol, ben vengano i servizi come quelli di Striscia la notizia se servono a sollevare l’attenzione su realtà difficili come quella del quartiere Zen: “Non volete chiamarlo giornalismo? Se dobbiamo aspettare Brumotti per riaccendere i riflettori su un quartieri problematici, abbandonati dallo Stato e dalla legalità come lo Zen o Scampia, allora mi sta bene anche l’operazione mediatica di Striscia. Chiamatelo spettacolo, indignatevi se qualcuno la chiama inchiesta giornalistica – conclude – ma qui prima che i problemi etici di una categoria viene l’utilità sociale di azioni incoscienti come questa che ci fanno ricordare della mafia e del degrado di Palermo”.

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