Quell’ “avvincente” dibattito tra fascismo e antifascismo

“L’avvincente dibattito tra fascismo e antifascismo”. A smorzare i toni è il titolare dell’omonimo bar, Francesco Massaro, che sintetizza il dibattito in corso sui social in queste ore, a proposito dell’aggressione a Massimo Ursino. 

“Oggi ho messo la camicia nera – ribatte il social media manager Tony Siino -. Non è che mi scambiano per un antifascista?”. “C’è violenza e violenza – precisa il pittore e vignettista Gianni Allegra – Io deploro questa e quella”.

“I miei compagni – sottolinea ancora il responsabile comunicazione di Sinistra Italiana, Sergio Lima – occupano le piazze e manifestano a volto scoperto contro i rigurgiti fascisti, i Miei compagni costruiscono spazi di resistenza culturale, i miei compagni denunciano quotidianamente la violenza fascista squadrista. Io compagni che a volto coperto fanno pestaggi no ne ho“.

“Qualsiasi cosa abbia fatto o di qualsiasi genere siano le convinzioni di Ursino, la violenza politica è inaccettabile – evidenzia invece il giornalista e ideatore del festival delle letterature migranti, Davide Camarrone -. E picchiarlo è squadrismo. Chi ha deciso il suo pestaggio, porta su di sé l’enorme responsabilità di un’infrazione ad uno dei fondamenti essenziali del sistema democratico: la non violenza, che si applica anche ai violenti. La società civile, in una democrazia, rinuncia alla violenza: delega l’esercizio della giustizia allo Stato. Non vorrei che ciò che accade sia funzionale ad una nuova irresponsabile strategia della tensione. Che serva ad equiparare il fascismo rinascente, razzista e antimoderno, alle nuove forme di aggregazione politica a sinistra, che nulla hanno di violento”.

Secondo Alessandro Migliore, “vista la pericolosità di questa gente che va bandita dal dibattito democratico tanto quanto un fascista, accanto al sacrosanto reato di apologia al fascismo proporrei di aggiungere quello di “apologia alla violenza”, di qualunque forma (psicologica, fisica, discriminatoria) e rivolta a qualsiasi obiettivo (fascisti, comunisti, immigrati e via dicendo), giusto per equiparare le colpe ed evitare di dotare queste persone di merda di un ombrello di scusanti”.

A intervenire sui social è anche l’autore Marco Pomar: “Io non sono razzista, ma…, Sono contro la violenza, ma… Se c’è il “ma” sono razzisti. E se c’è il “ma” si giustifica un atto barbaro e vigliacco. Niente maNon si parla della vittima, quando c’è un’aggressione, altrimenti è un’implicita ammissione di legittimazione. Mi fa schifo tutto ciò, mi rende difficile sostenere che non siamo tutti uguali, anche se è vero. No, la violenza no, in nessun caso. Io non sono come voi“.

La sintesi amara e inesorabile arriva però dal giornalista Andrea Tuttoilmondo: “Che poi gli estremisti di destra e di sinistra potrebbero fare sintesi nel riscoprire insieme il loro essere comunemente teste di c***”.