Banca della Terra, evitare il fallimento di un’opportunità per i giovani siciliani

Creata 4 anni fa con la legge regionale 5/2014 per iniziativa dell’allora governo Crocetta, la Banca della Terra è rimasta lettera morta. Eppure rappresenta un’opportunità per i giovani siciliani. La Banca della Terra ha lo scopo, infatti, di valorizzare il patrimonio agricolo e forestale, pubblico e privato, incolto e abbandonato, porre un freno all’emigrazione giovanile, allo spopolamento dei piccoli centri e di vaste aree dell’entroterra siciliano, e favorire il ricambio generazionale in agricoltura nella Sicilia dove, secondo i dati Eurostat, il tasso di disoccupazione giovanile nel 2017 è volato al 57,2 percento.
Con un’interrogazione presentata dal M5S, prima firmataria Stefania Campo, il gruppo parlamentare dei Cinquestelle all’Ars ha chiesto di conoscere lo stato di attuazione delle norme che dovrebbero rendere esigibile questa possibilità di lavoro per i giovani e di rilancio dell’agricoltura.

“Vogliamo sapere – afferma la deputata Campo – quando verranno rese disponibili le informazioni riguardanti bandi, beni disponibili e beni concessi nell’ambito della Banca della Terra sul sito istituzionale dell’assessorato regionale dell’Agricoltura. È inammissibile che dopo 4 anni non siano ancora stati pubblicati gli avvisi”.

“Attraverso l’attuazione della ‘Banca della Terra’ – dice la capogruppo del M5S all’Ars Valentina Zafarana – è possibile sviluppare misure di contrasto all’emigrazione giovanile per il recupero dei terreni agricoli abbandonati o in disuso per dare slancio all’economia siciliana, creando nuova occupazione, e rappresentare un volano di sviluppo per l’economia della Sicilia, soprattutto in aree rurali svantaggiate, e a rischio spopolamento”.

Per la deputata regionale del M5S Valentina Palmeri, componente della commissione Ambiente dell’Ars, è opportuno che “l’assessore Bandiera solleciti al più presto una ricognizione, anche eventualmente attraverso la costituzione di una apposita task force, di tutte le terre da mettere a disposizione per questa importante legge affinché non rimanga lettera morta, sollecitando l’ESA, i consorzi di bonifica, il dipartimento dello Sviluppo rurale, i privati cittadini e tutti gli enti previsti dalla legge, a mettere a disposizione urgentemente le proprie terre disponibili e i propri dati, ne va del futuro di molti giovani imprenditori”.

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Dario Fidora

Direttore editoriale