“Roma si riprende i fondi statali del Sud, il governo protesti”. L’accusa dell’Ance

Se il Sud è al centro dell’agenda politica come dichiarano tutti gli schieramenti che corrono per le elezioni del 4 marzo, perché allora lo Stato si riprende o blocca i soldi stanziati per costruire infrastrutture che la Sicilia attende da 40 anni?”. Se lo chiede Santo Cutrone, presidente di Ance Sicilia, che mercoledì prossimo, nel corso della riunione del Comitato di presidenza, chiederà all’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, di unirsi con forza, assieme a tutto il governo, alla protesta del mondo delle costruzioni nei confronti di Palazzo Chigi.

“Altrimenti – minaccia Cutrone – se l’assessore al Lavoro ha sentito il bisogno di incatenarsi a Roma per ottenere dallo Stato risorse per prorogare i sussidi al precariato improduttivo, ma l’esecutivo regionale non esprimerà altrettanta indignazione per difendere ciò che spetta per legge a infrastrutture che devono garantire lo sviluppo dell’Isola e la sopravvivenza delle imprese e dei lavoratori che producono, allora andremo noi da soli a Roma e ci incateneremo, se è questo l’unico modo rimasto ai cittadini italiani per ottenere i propri diritti”.
L’indignazione dell’Ance Sicilia nasce dal constatare che, rispetto alle tante visite e ai tanti annunci del governo nazionale sulla volontà di ripristinare rapidamente in Sicilia condizioni minime di mobilità, c’è ora un sostanziale dietrofront.

Rileva Sebastiano Caggia, presidente di Ance Ragusa: “Il Cipe, nei fatti, ha bloccato i 450 milioni di euro già stanziati dallo Stato per il raddoppio della Catania-Ragusa, i cui lavori in project financing erano stati dati per imminenti e la cui origine affonda nel lontano 1999; è fermo il miliardo di euro destinato al primo completamento della Siracusa-Gela (tratto Rosolini-Modica-Ragusa) i cui lavori, anche questi, erano stati dati in prossima ripartenza e che in origine si dovevano concludere nel 1973; la ferrovia Ragusa-Siracusa e la Ragusa-Xirbi in direzione Palermo sono a binario unico non elettrificato dal 1886; i 47 milioni di euro spesi per l’aeroporto di Comiso si perdono con la messa in liquidazione della società di controllo Intersac perché non vengono assegnati i 7,5 milioni necessari a garantirne il funzionamento fino al 2020; e sono bloccati i fondi per completare il porto di Pozzallo, il cui primo finanziamento è del 1955, che potrebbe servire il turismo anche crocieristico diretto verso i paesi del Barocco e i luoghi di Montalbano”.

Incalza Santo Cutrone: “A parte la paradossale vicenda del Ponte sullo Stretto e per non parlare della mancata realizzazione delle opere di depurazione e fognarie per 750 milioni e dei 750 milioni del Patto per la Sicilia e del Po Fesr 2014-2020 per il rischio idrogeologico, c’è un fiume di denaro bloccato senza un perché: la Agrigento-Palermo col nuovo viadotto Scorciavacche ancora crollato; la promessa da marinai dell’Alta velocità al Sud; la ferrovia Trapani-Palermo chiusa da due anni; il piano Anas di manutenzione straordinaria per 875 milioni rimasto sulla carta; la frana di Letojanni che chiude una corsia della Catania-Messina; la mai completata Agrigento-Caltanissetta col collegamento alla Palermo-Catania; i fondi della Nord-Sud che sembrano come i carri armati di Mussolini mentre metà della Sicilia resta isolata dal resto del mondo; anche i fondi per la Trapani-Mazara del Vallo vanno e vengono come in una commedia di Goldoni”.

“Insomma – conclude Santo Cutrone – forse il governo e la classe politica pensano di potere ancora imbrogliare e tradire i siciliani a piacimento. Abbiano ben chiaro che non è così e che, se non pongono immediatamente rimedio, se ne accorgeranno la sera del 4 marzo”.

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