Le liti all’Ars e la campagna elettorale sullo sfondo

In molti prevedono il terremoto politico per il prossimo 5 marzo, il day after delle elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento nazionale. Intanto le prime traballanti scosse cominciano ad avvertirsi. Galeotto il ko della maggioranza in Prima commissione, ma non solo. Ieri, infatti, si è riunita la commissione Affari Istituzionali per discutere il disegno di legge che avrebbe consentito ai sindaci dei comuni sotto i tremila abitanti di candidarsi fino a tre mandati consecutivi (al momento la legge ne consente solo due, ndr). A votare contro, sei deputati dell’opposizione, più Vincenzo Figuccia, ufficialmente ancora nella maggioranza, ma considerato a tutti gli effetti una “scheggia impazzita” dopo l’addio alla giunta di governo. Immediata la stilettata del capogruppo di Forza Italia, Giuseppe Milazzo, che senza giri di parole definisce “scandaloso” che “per colpa di deputati eletti tra le fila del centrodestra oggi si è bocciato un disegno di legge che aiuta i piccoli Comuni ad avere un proprio rappresentante”.

Secondo Milazzo sarebbe “sotto gli occhi di tutti che, a causa delle condizioni di grande difficoltà in cui versano i Comuni, oggi sia difficile trovare amministratori esperti e disponibili a candidarsi. È scandaloso che esponenti del PD, i quali vantano mandati che vanno ben oltre le 3 legislature, di fatto vietano ai Sindaci di candidarsi per la terza volta”.

Ma per un capogruppo forzista che attacca, ecco un altro capogruppo, questa volta dem, evidenzia la “sfaldatura della maggioranza”. Giuseppe Lupo aggiunge anche che “è grave che la maggioranza abbia respinto la richiesta del Pd e di altri deputati di sentire in commissione il parere dell’Anci, in rappresentanza dei Comuni, prima di procedere alla votazione testo”.

E se Lupo rivendica il risultato di aver bocciato la norma perché non era stata sentita l’Anci, ecco un altro dem, Leoluca Orlando, che proprio in qualità di presidente dell’Anci dice la sua, esprimendo la propria “contrarietà rispetto alla decisione assunta di bocciare, senza un adeguato confronto, la norma”.

Insomma, frizioni e sconfessioni reciproche, all’interno tanto del centrodestra, quanto nel centrosinistra. Sullo sfondo, fuori dal Palazzo dorato della politica siciliana, la campagna elettorale per le politiche. E quella stilettata, che non è sfuggita ai più, di Marianna Caronia su una legge elettorale definita “obbrobriosa”. Una stilettata che segue ai rumors d’inizio anno sulla papabile candidatura di Caronia alle Politiche. Candidatura che alla fine non è andata in porto e che secondo molti farebbe da preludio a un ingresso della parlamentare palermitana tra le fila sempre più popolate delle “schegge impazzite” della maggioranza. Proprio come Figuccia. O anche come Cateno De Luca. O ancora come Tony Rizzotto.

Scosse di assestamento, appunto. In vista del previsto e prevedibile terremoto politico del 5 marzo. Una data che appare a tutti gli effetti come una resa dei conti non soltanto in casa Pd, con la lotta intestina tra partigiani e renziani.

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