L’assist di Crocetta a Musumeci, monta la polemica sulla rimozione di Antoci

Più che l’affronto, poté la rabbia. Nel giorno delle polemiche sulla rimozione di Giuseppe Antoci dai vertici del parco dei Nebrodi, l’ex primo inquilino di palazzo d’Orleans, Rosario Crocetta, parla di “segnale tremendo” da parte dell’esecutivo guidato da Nello Musumeci, ma si scaglia soprattutto contro “le ultime scelte del Pd sulle liste, per i proconsoli siciliani di Renzi che hanno suggerito, al fiorentino rottamatore di se stesso, candidature che possiamo definire un pochino assai disinvolte”.

“Ogni governo – ammette Crocetta – può scegliere i propri riferimenti e io non contesterò, pur avendo il mio governo rispettato gli orientamenti politici di tutti i dirigenti, le nuove nomine. Ma non si dica più che sono stati revocati i dirigenti di Crocetta. Oggi è prevalsa l’illusoria idea di piazzare su basi spartitorie “i propri referenti” in posizioni apicali”. Ma i dirigenti, conclude Crocetta “non sono dipendenti del governo, ma della Regione”. Un affondo, nei confronti del suo stesso partito, che ha dato il la al suo successore, Nello Musumeci, di dirsi “basito per una polemica da campagna elettorale”.

Ed eccolo lì, l’assist di Crocetta a Musumeci: secondo il primo inquilino di Palazzo d’Orleans, sarebbe “ancora più incomprensibile l’ipocrisia del Partito democratico che, se avesse voluto, avrebbe potuto valorizzare un proprio dirigente regionale, come Antoci, proponendolo per il Parlamento. Ma il partito ha preferito lasciarlo fuori. Dal canto nostro, abbiamo esercitato il diritto allo spoils system, applicando una legge voluta proprio dal partito di Antoci”.

E se parla di “atto di pirateria istituzionale” Antonello Cracolici (Pd), a inserirsi nel dibattito è anche il deputato Claudio Fava, secondo cui “lo spoil system applicato dal presidente Musumeci non può non apparire, nel caso del responsabile del Parco dei Nebrodi Antoci, una frettolosa e incomprensibile rimozione. Se la mafia dei pascoli ha dovuto rinunciare al business dei contributi europei lo si deve al protocollo stilato tra il Parco e la Prefettura di Messina. Un’operazione di legalità preventiva che ha tagliato fuori decine di famiglie mafiose dell’assalto ai soldi di Bruxelles. Lo spoil system è un’opportunità, non un obbligo”.