Medici di famiglia, 2022 sarà l’anno nero. “Rischiamo di importare medici dall’estero”

Prevenire, diceva uno slogan di qualche decennio fa, è meglio che curare. Anche perché, ad occuparsi delle cure dei pazienti, potrebbero rimanere davvero in pochi. L’allarme, qualche giorno fa, era stato lanciato a livello nazionale: nel prossimo quinquennio sarà allarme per i pensionamenti dei medici di famiglia. “In realtà – ammette Toti Amato, presidente dell’Ordine dei medici di Palermo – i dati diffusi non riguardano i prossimi cinque anni, ma il decennio di programmazione. In ogni caso la situazione è critica”.

“L’anno nero – ammette ancora Amato – sarà il 2022, quando sono previsti tremila pensionamenti tra Sicilia, Lombardia, Lazio e Campania. Basti considerare che in media queste quattro regioni formano 100 medici l’anno per capire quanto il rischio sia alto“. La soluzione, secondo Amato, andrebbe individuata in una programmazione più attenta, in modo da incentivare le nuove leve a formarsi laddove la richiesta di risorse umane è maggiore. “O ci si pensa ora – aggiunge – oppure il rischio è che domani dovremo importare medici dal resto d’Europa“.

Ammesso che in Sicilia abbiano voglia di venirci. Emblematico il caso delle Madonie, rimaste senza pediatra dopo la rinuncia del medico di base che lì aveva preso servizio. “Sicuramente – ammette Amato – serve una forma di incentivo per chi è chiamato a lavorare nelle aree più disagiate. E penso alle aree montane, così come a chi vive in una condizione di insularità. Non si può chiedere a un professionista di trasferirsi per poi avere in carico 100 o 200 pazienti, quando per arrivare a una retribuzione consona ne servirebbero in media 800. In questo senso, come in altri, l’interlocuzione con l’assessore Razza è già partita e sembra che i presupposti siano buoni. Il punto resta sempre lo stesso, bisogna potenziare, a tutti i livelli, la medicina del territorio”.