Quella vacanza monotematica chiamata Sanremo

La quarta serata del festival è un po’ come quando sei in villaggio turistico per una settimana. Il primo giorno guardi i tuoi vicini come se fossero alieni con la dissenteria che l’hanno appena fatta sul tappeto. Dopo essersi conosciuti meglio scorre un affetto che rinnegheresti anche i tuoi amici storici e non rispondi più alle telefonate dei parenti. Perdoni tutto, perfino il casino che fanno i bambini alle tre di notte. Infine si sta giungendo ai saluti che si è quasi ai fratelli. Per cui l’ultimo giorno ci si promette di chiamarsi tutti i giorni cascasse il mondo. Da lunedì si proverà quasi fastidio a sentirne parlare.

Perché siamo così, dolcemente complicati, tanto per citare una canzone sanremese. Siamo compulsivi e concentrati sul festival come fossimo in vacanza monotematica, ma anche divertente. Io ho visto la serata di ieri da amici. Il che significa che non ne ho capito molto. Diciamo che se fosse un esame universitario avrei molte lacune. Perché il festival in compagnia ci guadagna in serata in cui non hai attacchi di narcolessia, fisiologici se dura fino all’una di notte, ma dall’altro lato delle canzoni non capisci molto. Per cui prometto di essere più concentrato stasera.

Il bello è che la serata tra amici prevedeva proprio parlare di Sanremo, avevamo anche le schede per votare. Il look dei cantanti e di chi duettava con loro, l’interpretazione, la qualità della canzone. Alla fine della serata avremmo dovuto fare lo spoglio. Non nostro per metterci il pigiama, delle schede.

Credo di essermi comportato come un qualsiasi soggetto coinvolto in voto di scambio. Ho palesemente abbassato i voti di tutti per favorire in qualsiasi modo i Decibel. Questo per la mia imparzialità quasi algida che emerge ogni volta in cui Enrico Ruggeri e gruppo, si esibiscono. Tra parentesi prestazione monumentale insieme a Midge Ure, iniziata con un imprevisto, non si sentiva la chitarra del cantante scozzese e Ruggeri ha fermato l’esibizione con “lo facciamo venire dalla Scozia e poi non si sente la chitarra”. Come vedete sono stato attento. Il resto è stato battute, risate, pietanze, dolci. Io avevo particolarmente fame e dopo il dolce ho mangiato altre quattro pizzette. Cosa che mi ha riportato a quando mio padre non voleva sedersi a tavola con me dicendo che non ero un uomo che mangiava, ma un bidone dell’immondizia. Sono soddisfazioni quando rendi orgoglioso tuo padre.

Tornando a noi, posso dirvi che tra una chiacchiera e l’altra, ho intravisto Gianna Nannini, almeno penso fosse lei, ho visto Anna Foglietta con Barbarossa, che è sempre un belvedere, la Foglietta, non Barbarossa, non me ne voglia Barbarossa. Poi ho visto uno che cantava in camicia da notte e soprabito e due che hanno duettato con uno vestito pari pari ad un posteggiatore abusivo. Credo abbiano avuto una defezione all’ultimo e abbiano effettivamente chiamato il posteggiatore che c’era fuori. Che però non ha cantato male.

Ho visto Baglioni che dava una bacchetta a Vessicchio, e la Hunziker vestita con abiti da principessa Disney e da omino pubblicitario di un negozio di ortofrutta. Ho riconosciuto Paolo Rossi. Ma lui non ha riconosciuto me. Pazienza.

La classifica finale l’ho vista che ero sulla porta. Ovviamente avrei fatto meglio a non vederla, visto il trattamento riservato ai Decibel. Ma spero in questa sera. Non ci ho capito molto, una cosa però mi è ritornata in mente. Che fare le cose con gli amici è molto meglio. Banale, forse, ma molto disintossicante con tanti veleni che la vita propone.

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