La munnizza a Palermo: Grasso che cola

Piero Grasso fa la parte del leone nella sua città, Palermo, inaugurando il comitato elettorale laddove è anche candidato capolista nel collegio plurinominale per il Senato. Parla del progetto di Liberi e Uguali, di come sia il “vero rimedio per cambiare rotta”. Gli altri hanno fallito – è il senso del suo discorso – noi possiamo cambiare le cose.

Parole di circostanza, ma lui le mette insieme una dopo l’altra, tassellino dopo tassellino, con convinzione. Eppure quel retrogusto si sente nell’aria. E basta una domanda dei cronisti, per farlo partire per la tangente. “Abbiamo quest’anno Palermo capitale della cultura, e i rifiuti per le strade?”. Eccola lì, la stoccata all’amico di sempre e nemico dell’ultima ora, Leoluca Orlando.

Un filo conduttore, quello che lega l’amicizia tra Grasso e Orlando, che riporta alla stagione stragista di Palermo, a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, all’esperienza della Rete capitanata da Orlando e all’attività in magistratura di Grasso. Poi la svolta politica del presidente del Senato. E quella pazza idea, la scorsa estate, di vederlo candidato alla presidenza della Regione.

In cabina di regia c’era proprio Leoluca Orlando. Un Valzer tra Pd, Sinistra Italiana, Mdp, Orlando e Grasso, durato per mesi. Mi candido, forse sì, ma anche no. E il segretario regionale dei dem, Fausto Raciti, lì a prendere tempo, mentre Nello Musumeci guadagnava terreno e consensi. Poi il niet, consegnato da Grasso proprio nelle mani di Orlando. Un “favore” non indifferente all’amico Orlando, che si è ritrovato con il coltello dalla parte del manico in un momento delicatissimo.

Da lì è stata la teoria del piano inclinato. La candidatura di Fabrizio Micari, il Pd ridotto in frantumi, l’addio di Grasso sul voto per il Rosatellum, l’avvio del percorso di Liberi e Uguali e quella sensazione che tutto fosse stato già scritto mesi prima. Da lì, tra i due è stata rottura, ufficializzata poi con la scelta di Orlando di aderire al partito democratico. Soltanto l’ultima delle vicendevoli sberle tra i due ex amici.

Così oggi Piero Grasso torna a Palermo. Non più da magistrato. E neanche da presidente del Senato. Ma da leader di un partito che gli ultimi sondaggi non vedono particolarmente in salute. E, come da copione, eccola lì, la nuova stilettata: Palermo sarà anche Capitale della cultura, ma la città è invasa dalla munnizza. Grasso che cola, insomma, per il leader di Liberi e Uguali.