Crocetta avverte: “Io fuori dal Pd? Dovranno usare i carri armati…”

“Tornassi indietro, a nove anni fa, rifarei tutto. Tutto, tranne candidarmi alle regionali”. Ieri Rosario Crocetta, sui social, ha raccontato quel giorno di nove anni fa in cui gli venne comunicato che era finito nel mirino della mafia. Gli venne consigliato di non prendere parte a manifestazioni pubbliche, ma lui decise di intervenire lo stesso a un comizio in programma a Catania. L’ansia di quei minuti, il giubbotto antiproiettili, la rabbia. Poi la gioia, davanti all’abbraccio di quella piazza piena.

Lei racconta le emozioni di nove anni fa. Qual è stato invece lo stato d’animo che l’ha accompagnata in queste settimane? Ad esempio davanti alle dichiarazioni di Faraone, secondo cui Renzi non le avrebbe mai promesso una candidatura alle politiche.
“Ma, lì non c’è uno stato d’animo, l’ho vista per quello che era, una pagliacciata. Tra l’altro è stato smentito dall’unico testimone, Fausto Raciti“.

Cosa, invece, l’ha turbata maggiormente negli anni di governo?
“Le cose che più mi hanno offeso sono state le accuse di giustizialismo, penso a quando alla Faraona (la Leopolda organizzata in Sicilia da Davide Faraone, ndr) si diceva di me che ero uno che faceva troppe denunce. Perché vede, i bigotti non sono quelli che vanno in chiesa e fanno finta di essere religiosi, i bigotti sono quelli che considerano giusta soltanto la loro prospettiva, in tutti i campi della vita. In una serie di vicende in questi anni non dovevo essere lasciato solo, dalla vicenda Montepaschi, alle assicurazioni della sanità”.

E poi ci sono state le critiche sull’impegno antimafia.
“Lì è diverso. Io sinceramente credo che sia in atto un revisionismo culturale, partendo dal concetto dei professionisti dell’antimafia. È in corso una sorta di restaurazione delinquenziale”.

Nelle retrovie si racconta spesso del fatto che lei, da presidente della Regione, dovesse passare da Faraone per interloquire con Matteo Renzi, quando era a capo del Consiglio dei Ministri.
“Non l’ho mai consentito. Non potevo svilire il ruolo istituzionale del presidente della Regione, accettando il ruolo di un intermediario di partito, non potevo accettare che venisse svilita in questo modo l’istituzione”.

Insomma, i rapporti tra voi non sono mai stati sereni.
“Io ho rappresentato per Faraone l’ossessione di un giovanotto rampante che voleva fare carriera. È stato lui a sentire l’esigenza di mettersi contro di me. Diceva di volersi candidare alla presidenza della Regione e poi si è ritirato perché non ha avuto manco il coraggio di candidarsi. Ha lanciato una candidatura dalla società, portando clamorosamente il partito alla rovina”.

In questo clima i partigiani del Pd intanto serrano le fila.
“Praticamente c’è un intero partito che si è autosospeso”.

E lei? Si autosospenderà?
(ride, ndr) “Mi debbono buttare fuori coi carri armati. Si devono autosospendere da soli. Sono loro che se ne devono andare”.

Intanto farà campagna elettorale per il Pd?
“Sì, ma farò anche campagna contro gli indesiderabili. Berlinguer diceva che la questione morale è una questione politica. L’adesione a un partito non può essere fideistica, qualunque cosa faccia e di qualunque cosa parli. Bisogna  guardare chi c’è dentro”.

Ma chi la sta facendo la campagna elettorale?
“Ah, non saprei”.

Insomma, siamo lontani da quella piazza piena che lei ricorda 9 anni fa.
“Ancora oggi riempio le piazze, sapendo di rischiare ogni volta. Senza restare in linea con i consigli che mi sono stati dati per la mia sicurezza. Però la politica si fa anche così, stando tra la gente, quando la gente ancora ti segue. Io ho 65mila follower su Facebook, riempio ancora le piazze, la gente mi segue. Si vede che il Pd non ha bisogno dei miei voti”.

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