Madonie senza pediatra, l’assessore di Alimena: “Serve un incentivo per chi svolge il servizio nelle aree interne”

“Le aree interne delle Madonie sono una zona svantaggiata, non si può pensare di prevedere un pediatra ogni 700 bambini in zone dove la natalità è bassa. Serve un incentivo di natura economica per gli specialisti che servono queste zone, per le spese di spostamento e di alloggio”. A parlare è Mari Albanese, assessore comunale di Alimena, uno dei sette comuni rimasti senza pediatra, insieme a Blufi e Bompietro – dove la dottoressa Rachele Cunsolo ha rinunciato all’incarico dopo pochi giorni dall’insediamento – o in cui si riscontrano grosse difficoltà, come a Petralia Sottana, Petralia Soprana, Gangi e Geraci Siculo.

Il direttore generale dell’Asp di Palermo Antonio Candela ha annunciato che sarà attivato il pronto soccorso pediatrico, tre volte alla settimana, almeno in uno dei comuni più in crisi, ma si tratta comunque di una misura emergenziale: “Non è paragonabile alla presenza del pediatra nei comuni – spiega Albanese -, che conosce i bambini e le mamme. Inoltre, c’è il timore che ci si abitui a questo stato di cose“. Il rischio, in effetti, è che nessuno degli iscritti nella graduatoria in cui sono inseriti i pediatri risponda alla chiamata per coprire il territorio. “Ed è probabile che il problema possa riproporsi per i medici di base – spiega Albanese – Per questo serve un incentivo economico per chi lavora in questa zona. Non è pensabile che ci sia qualcuno disposto a svolgere il servizio in un territorio così ampio, con comuni distanti e difficilmente raggiungibili, senza che sia prevista una forma di remunerazione extra”.