Ho bisogno di Sanremo per ricordarmi di essere italiana

Il Festival dei dentisti e della chirurgia estetica italiana. Orchestra dal look che fa invidia ai più ostinati hairstylers per capelli assolutamente trash… scope, banane, onde e boccoli e poi quel grigio argenteo che illumina, con riflessi galattici, il volto basìto e inespressivo del passerotto.

Non abbiamo più quella sua maglietta fina ma un generosissimo seno di rara fattura che la biondosvizzera presentatrice espone con compostissima audacia. Il suo smagliante sorriso è ben più potente e spacca il video.

Qualche momento di commozione nascosta per un’inedita canzone di Lucio Dalla imitato con grande cura da un vecchio Ron. Applausi e un pubblico da telefonino in mano, che ascolta distratto e senza pathos i primi brani.

Vessicchio c’è e resterà fino all’ultima puntata. Favino riscalda i motori. Resteremo svegli ad oltranza dopo che abbiamo sentito cantare da Morandi i grandi successi storici di Baglioni con le parole dei grandi successi di Morandi. Che confusione, sarà perché ti amo?!

Dopo vent’anni di astinenza, quest’anno mi sono convinta che ho bisogno di Sanremo per ricordare di essere italiana praticante. Sarà uno di quei Festival che dimenticheremo prima della sua fine. Compreso Fiorello che non ha scordato la sua storica natura di capovillaggio.